Thar Jath, Sud Sudan (askanews) - Sul Sud Sudan, sfibrato dal dicembre 2013 da una feroce guerra civile, sta per abbattersi un'altra piaga, questa volta sotto forma di una catastrofe ecologica.Pozze vischiose di un nero profondo riflettono le ciminiere, ormai spente, che emergono dalle praterie della savana in mezzo a cataste di bidoni abbandonati. Lo scenario spettrale descrive le condizioni in cui versa la raffineria di Thar Jath, 500 chilometri a nord di Giuba, capitale del Sud Sudan. L'impianto, abbandonato e saccheggiato, come un relitto spiaggiato, sta lasciando fuoriuscire ingenti sversamenti di petrolio.Una volta, la raffineria riceveva il petrolio dai pozzi petroliferi della regione. Il greggio veniva separato dall'acqua salata e dagli addittivi iniettati nei pozzi per l'estrazione prima di essere avviato alla volta di Port-Sudan, in Sudan, per l'esportazione. Il petrolio costituiva il 98% delle risorse del paese, indipendente dal 2011.Ora dalle condotte smontate filtra il petrolio che finisce nei campi, inquinandoli per un periodo futuro difficile da prevedere, scavandosi un sentiero avvelenato nei fossi di scolo e dando vita a una crosta nera che soffoca la vegetazione. Migliaia di litri di greggio che si riflettono nelle pozze scure disseminate ovunque.Una situazione drammatica spiega Klaus Stieglitz, vicepresidente dell'ong "Sign of Hope". La prossima stagione delle piogge potrebbe fare debordare senza controllo tutte le pozze di raccolta. L'organizzazione sta anche cercando di verificare le voci che raccontano di nascite abnormi e di aborti anomali. Intanto gli abitanti della regione sono costretti a due ore di marcia all'andata e al ritorno per andare a fare acqua in un piccolo affluente del Nilo Bianco nei dintorni. Venti litri al mattino e venti litri la sera.(Immagini Afp)