Roma, (TMNews) - Strane straniere è un progetto che guarda all'inaspettato e restituisce storie di passione e ingegno nel volto di tredici donne immigrate. Arrivate da luoghi, i più lontani e i più vicini, dalla Romania alla Tunisia passando per l'Iran o il Niger, la Cina o il Perù, e superando mille difficoltà, con una profonda fiducia, hanno creato un'impresa di successo in Italia. Strane straniere, spiegano l'antropologa Maria Antonietta Mariani e la scrittrice Sarah Zuhra Lukanic, è una ricerca che si è fatta rete con laboratori-performance dove queste donne raccontano al pubblico sogni realizzati grazie alla capacità generatrice del femminile tra ricambi, telai, opere d'arte, fili, tessuti, spezie, formule ayurvediche e cibo. Come spiega Aida, una donna tunisina che ha salvato dal fallimento un negozio di autoricambi alle porte di Roma e vende pezzi per auto d'epoca: "la donna è la colonna vertebrale della società, senza la donna la società non va avanti. Non abbiate paura, fate i vostri progetti, andate avanti e non pensate ai soldi, senza soldi si possono fare progetti, perché guardate me, sono partita con un progetto che aveva un debito, e sto qui". Lei è Deysi, indiana, laureata in botanica, oggi considerata una delle massime esperte in Italia di scienza ayurvedica, un successo costruito a piccoli passi: "il successo non arriva subito, io l'ho raggiunto con dei piccoli passi, piano piano, all'inizio devi avere un progetto, un obiettivo, che devi sviluppare, tu fai la parte tua, poi se tu sei bravo nel tuo campo il successo arriverà". Per queste donne il progetto Strane straniere ha avuto un forte significato. Ecco Margarita,davanti alla foto in cui la si vede intenta a prendersi cura di alcuni abiti nella sua clinica dei vestiti: "per me è stato molto importante questo progetto, mi ha incoraggiato di più a non arrendermi". C'è anche Elsa, docente di filosofia in Perù, diventa chèf in Italia, una cuoca in grado di mescolare con sapienza gli ingredienti latinoamericani alla dieta mediterranea e parla al palato per arrivare al cuore: "non la solita proposta della donna straniera che poverina non ce la fa e bisogna aiutarla, in questo caso quasi tutte noi con tanto orgoglio diamo lavoro agli altri, è un sacrificio grande, non è facile, per nessuno. Ho incontrato persone che mi hanno arricchito tanto e se tante volte come a tutti capita ci si lascia andare perché i problemi sono tanti, vedendo tutto quello che gli altri sono riusciti a fare e tutti i problemi che hanno potuto superare, la voglia ti torna più forte di prima". Le altre sono Lambo, scrittrice ed editrice cinese; Ljuba, biologa serba insieme all'architetto croato Ana nella loro galleria d'arte Atelier. E poi Gloria, nigeriana, che ha trasformato un negozio di fotocopie in attività di rilegatura libri, gadget e grafica digitale. E ancora Vanja, bulgara, trasporta giornali per l'Italia e dà lavoro a 35 persone. Alle 13 strane straniere, lungo un percorso, si è aggiunta Radi, bulgara anche lei, presidente dell'unica cooperativa di pesca italiana tutta al femminile. Le donne di Strane straniere raccontano una realtà cherappresenta una preziosa risorsa per il Paese, in controtendenza rispetto ai numeri della crisi, un cantiere in movimento da cui l'antropologa Mariani ha tratto un soggetto che presto diventerà un docu-film, per la regia di Elisa Amoruso.