Milano (askanews) - Una parete che gronda suggestioni e un piccolo dipinto che si camuffa da specchio, ai margini della marcia trionfale degli oggetti. E' il nuovo intervento di Stefania Fersini, pittrice in qualche modo reticente, che questa volta per il suo lavoro ha scelto Milano e in particolare la casa di Piero Fornasetti, ora passata al figlio Barnaba. Un luogo elegantemente sovraccarico e misterioso, come sono poi, a ben guardare, anche i dipinti di Fersini, solo apparentemente semplici. "Mi piace della mia opera - ci ha detto l'artista - che sia leggibile con diversi livelli. Ce ne è sempre uno molto superficiale che in questa serie è il trompe l'oeil".Sotto le apparenze, però, "Mirror specchio" nasconde altri possibili livelli di lettura, a partire dal riferimento dichiarato al dipinto di Van Eyck dedicato ai Coniugi Arnolfini, per arrivare a quello spazio bianco al centro dell'opera. "C'è anche qui questo spazio bianco - ha aggiunto Fersini - che in realtà per me è il clou del lavoro. Un centimetro e mezzo per un centimetro e mezzo in quest'opera, però è uno spazio denso di contenuto. Il contenuto è proprio lì, in quel vuoto, che è l'unica porzione della tavola non dipinta".Un contenuto-non contenuto che apre nuove porte e che ci proietta anche in una particolare riflessione sullo stesso senso della pittura. "Quel bianco è la mia presenza e la mia assenza allo stesso tempo - ha concluso l'artista - nel senso che io sarò presenze lì da adesso a poi, e la mia assenza in quanto sono un'artista che opera nell'ambito del visivo, ma non so come riempirlo questo spazio".La partita vera si gioca intorno a questa mancata risposta, che è anche cifra qualitativa del lavoro di Stefania Fersini, così accurata nel costruire la cornice, ma poi, per fortuna, altrettanto determinata nel non accontentarsi di soluzioni semplici o parziali.