Roma, (Askanews) - La crisi incide anche sull'obesità infantile, perché se le mamme non riescono ad arrivare a fine mese, allora compreranno prodotti più scadenti. Furio Brighenti, presidente della Sinu, Società italiana di nutrizione umana: "L'obesità infantile entra nel contesto più generale dell'obesità delle nostre popolazioni e ha un gradiente tipicamente legato allo stato socio-economico delle popolazioni".Non è un caso allora che nelle regioni ricche del Nord Italia si registrino livelli infantili di sovrappeso nella norma, se non tra i migliori in Europa: "In Italia 'Occhio alla salute' l'osservatorio del ministero della Salute sul problema obesità in età pediatrica individua le regioni del Sud Italia come le più obese e le regioni del Nord, il Trentino Alto Adige e il Friuli, con i livelli infantili di sovrappeso nei limiti della norma, se non addirittura fra i migliori in Europa".Ciò che conta, oltre all'educazione alimentare fin da piccoli, è far fare più lo sport ai bambini, farli muovere spontaneamente, non basta togliere la tv dalle loro camerette. "Il che non vuole dire che non vada fatta educazione alimentare nelle scuole, però è vero anche che i bambini non comprano, non preparano la cena, sono le loro mamme e se le loro mamme hanno problemi ad arrivare a fine mese compreranno certi alimenti che permettono loro di arrivare a fine mese. Il vero passaggio sull'obesità infantile è aumentare il movimento nei bambini, dare anche degli strumenti perché possa essere un'attività spontanea nei bambini quella di muoversi di più, non basta non mettere la televisione nella cameretta del figlio, ma anche fare in modo che possa andare a scuola a piedi, in bicicletta, possa andare a giocare a al parco a pallone".