Roma, (askanews) - Manuela Dviri, autrice di "Un mondo senza noi", uscito il 27 gennaio per Piemme in occasione della Giornata della Memoria, nello studio di askanews racconta la genesi del suo libro. "Se Hitler avesse vinto non sarei mai nata" scrive Dviri; la tragedia dell'Olocausto viene rivissuta per il tramite dei racconti dei familiari. "Questo libro" dice Dviri "è un'idea nata all'editore Piemme. I miei genitori ne parlavano relativamente poco, ma partendo dalle fotografie delle mie nonne ho cominciato questa grande avventura che ha coinvolto tutta la famiglia e fatto riaffiorare tanti ricordi".Fra quelli più vivi, "il più grande dolore di tutti i personaggi veri di questo libro di essere stati mandati via da scuola e delle difficoltà a finire l'università, la prospettiva di non poter lavorare in futuro. Un'angoscia spaventosa perché loro non sapevano come sarebbe andata a finire; noi lo sappiamo oggi ma loro negli ultimi due anni, quando scappavano e si nascondevano,non lo potevano sapere. E dal 1938 al 1943 dopo le leggi razziali certamente non lo potevano sapere; non c'era pericolo di vita, ma c'era un'angoscia infinita. Sono diventati tutti trasparenti. E quando tornarono dalla fuga, nessuno gli chiese dov'erano stati; tranne quelli che in quegli anni gli erano stati vicini, gli amici poi più cari nel dopoguerra. E forse anche questa incredibile angoscia nello scoprire di essere una razza inesistente, perché non esiste la razza ebraica, ma che per questo si veniva perseguitati".Manuela Dviri, nata a Padova, oggi vive in Israele, è un'attivista per la pace israelopalestinese, ha perso un figlio nella guerra del LIbano. Che prospettive vede per la convivenza in Medio oriente, anche in vista delle elezioni israeliane di metà marzo? "Dalla parte palestinese bisogna che lasci fare ai palestinesi, è un problema loro. Dalla parte israeliana, dipendenrà molto dall'esito delle elezioni. Io penso che Netanyahu sia stato in assoluto il peggior dirigente che abbiamo mai avuto in Israele, per l'isolamento in cui ci ha costrotto e questa durezza veramente stupida con la quale si sta comportando. Da parte dell'Europa, penso che debba più degli Usa lavorare per il dialogo. Bisogna capire che il pericolo di un Medio oriente già tutto in fiamme è creare un altro focolaio ancora più terribile. Bisogna lavorare, ed è possibile, io sono convinta che sia possibile; ci saranno enormi problemi ma vale la pena di rischiare, sempre e comunque".