Roma, (askanews) - Trentuno anni fa Il Sabato Italiano, oggi un nuovo disco per Sergio Caputo: Pop, jazz and Love, dieci tracce per unire le sue passioni musicali e non solo. Dopo dodici anni a San Francisco,tranne questa Bazzicare il Lungomare, e un album tutto scritto in inglese, la sua seconda lingua, adatta al suo stile sincopato: "Diciamo che la lingua più universale per la musica oggi come oggi è l'inglese. Siamo tutti cresciuti con musica angloamericana..."Lo scambio fra i due mondi è continuo. E poi oltre a Pop, jazz, anche Love. L'amore è quello per la moglie Cristina: "E' stata un po' la mia musa. La copertina ha una sua spiegazione, perché con un titolo come Pop Jazz and Love non avevo voglia di mettere di nuovo la mia faccia... Ho provato a immaginare una foto adatta per la copertina e ne avevo già una scattata mentre usciva dalla doccia, con le tende..." Un grande ritorno dunque, anche live, il prossimo concerto a Firenze il 15 maggio, ma com'è tornare a far musica in Italia dopo tanto tempo? "L'impatto, tornare qua, è vedere una musica nei mezzi di comunicazione come la radio che non rappresenta il panorama vero della musica italiana ma quello di alcuni programmatori che hanno il potere di decidere cosa far sentire, poi io ho una sensazione che forse concretizzerò in un articolo: la musica italiana secondo me oggi non esiste; perché si tende a copiare le canzoni che si fanno altrove però facendole in italiano".Ma la sua, di musica, è sempre stata una fusione del jazz tanto amato in versione pop dagli anni ottanta in poi; perché è anche dalla contaminazione che nasce la ricchezza."Pop, jazz... Al punto che credo di essere responsabile della definizione P-Jazz che c'è su Itunes, sui generi musicali; dopo qualche anno che mettevo "pop jazz" ho visto apparire questo filone musicale... Quantomeno ho identificato un genere che ha una sua collocazione. Comunque la musica deve essere diversificata, anche con contaminazione fra uno stile e l'altro; senza la contaminazione non nasce la musica".