Milano (askanews) - Dopo gli sposalizi della Vergine, la Pinacoteca di Brera presenta il secondo dialogo tra un'opera della collezione milanese e dipinti di altri musei: questa volta al centro del progetto espositivo il celeberrimo Cristo morto di Andrea Mantegna. "Secondo tutti i sondaggi, sia tra gli italiani sia tra gli stranieri, il quadro di Brera è il Cristo morto di Mantegna".

Il direttore James Bradburne, artefice del cambio di passo della storica Pinacoteca, presenta così il quadro di Mantegna, messo in relazione con Il Cristo morto con gli strumenti della Passione di Annibale Carracci e affiancato anche dal Compianto sul Cristo morto di Orazio Borgianni. "Questo dialogo - ha aggiunto Bradburne - mostra come Mantegna fosse un artista contemporaneo in assoluto, lui ha sondato profondità che non esistevano prima, ha veramente cambiato il linguaggio dell'arte. Vediamo in confronto con l'Annibale Carracci di Stoccarda o l'Orazio Borgianni della Galleria Spada a Roma, quanto lui, Mantegna, ha avuto un impatto sulle generazioni successive".

Il riallestimento non ha riguardato solo il Cristo morto, ma l'intera sala dedicata alla pittura veneta del Quattrocento, con un ritorno di quel respiro che era in un certo senso anche una delle cifre stilistiche degli artisti come, per esempio, Giovanni Bellini. E il dipinto del Mantegna funge da motore immobile intorno al quale ruotano le altre opere. "Lui - ha concluso il direttore - ha creato una immagine talmente forte che ha cambiato l'arte successiva. Venire qui, alla nascita di questa rivoluzione, vale il viaggio, come dice la guida Michelin".

E la Pinacoteca di Brera, ritornata a essere un cuore dinamico di Milano, rappresenta oggi la possibilità di coniugare l'arte classica con una fruizione e un'offerta adeguata agli standard museali contemporanei.