Milano (askanews) - Stupirsi ancora di fronte al lavoro di un artista storicizzato. E' questa una delle possibili letture della mostra "Baj at Marconi's. Plastics 1967 - 1969" ospitata a Milano nella galleria Giò Marconi fino al 31 gennaio del prossimo anno. All'inaugurazione era presente Roberta Cerini, vedova di Enrico Baj. "Essere qui in mezzo a queste plastiche di Baj - ci ha detto - mi rallegra, perché hanno una freschezza, secondo me, dopo tanti anni... Sono stati fatti nel 1967, quindi sono quaranta e passa anni".La mostra attuale, dove spiccano una serie di cravatte che, nella loro leggerezza, riescono comunque a tenere insieme diverse lezioni importanti della storia dell'arte del Novecento, rimanda a una esposizione del 1969 allo Studio Marconi, nella quale il pezzo forte era "La cravatta di Jackson Pollock". "Era il materiale che gli suggeriva cosa fare - ha aggiunto Roberta Cerini - e li trovo molto freschi ancora questi dipinti, li trovo giovani".Una freschezza che si diffonde, come un gas nobile, nello spazio di via Tadino e che si declina tanto in enigmatici lavori in alluminio quanto nelle più gioiose opere di plexiglass coloratissimo. "Trovo che l'opera d'arte - ha concluso la moglie dell'artista - dovrebbe essere sempre vitale, al di là dell'artista. Ovviamente poi l'opera se ne va, segue la sua strada, viene vista, apprezzata o non apprezzata, e comunque viene interpretata".L'opera d'arte, diceva Duchamp, è nello sguardo dello spettatore. Con Baj da Giò Marconi, per fortuna, ci si può allenare a guardare con occhi nuovi anche una lezione artistica che forse avevamo dato per assodata.