Roma, (askanews) - Tutelare e valorizzare il patrimonio culturale, migliorare il dialogo tra pubblico e privato, rendere efficiente la maggiore autonomia dei musei sono le sfide a cui è chiamato il mondo dei beni culturali, alla luce della rivoluzionaria riforma voluta dal ministro Dario Franceschini. Se ne è discusso al workshop organizzato dai Cavalieri del Lavoro, a Firenze, nella biblioteca annessa agli Uffizi. "La sfida di un sistema fiscale dove pubblico e privato non si guardino in cagnesco, ma collaborano, con quella finalità unica la dobbiamo ancora vincere definitivamente", spiega il sindaco di Firenze Dario Nardella.Ma, avverte Carl Brandon Strehlke, Curatore Emeritus del Philadelphia Museum of Art: "Nessun museo in America ha i conti in attivo, questo è proprio un mito. Né il mio museo a Philadelphia, né il Metropolitan a New York, né il Moma o il ricchissimo Getty che ha un debito di 89 milioni di dollari".Secondo il presidente della Bnl Luigi Abete, bisogna invece vedere a cosa servirà l'autonomia: "La sfida è capire l'autonomia a che cosa servirà, se servirà come io spero a migliorare le risorse che i musei possono trattenere perché vengono corresponsabilizzati e quindi aumentano le risorse, questo sarà un fatto positivo."A tirare le fila degli interventi, il presidente nazionale dei Cavalieri del Lavoro, Antonio D'Amato, convinto che il problema della cultura in Italia non sia un problema di soldi: "I privati sono disponibili a mettere risorse sempre e comunque sotto la tutela dell'interesse pubblico ma se c'è una governance adeguata, di qualità, che garantisca che le risorse spese e investite siano destinate a progetti di qualità e mantenuti nel tempo da professionisti in un quadro di governance trasparente e di rigore internazionale".