Milano (askanews) - Coprire per svelare, fissando per sempre le emozioni irripetibili del momento, e per poter poi guardare di nuovo avanti. E' questo il movimento che, fin dal titolo, sostiene la mostra personale di Sam Havadtoy alla Fondazione Mudima di Milano: "Only remember the future". E per coprire tanto gli oggetti quanto i dipinti, l'artista di origini ungheresi ha scelto il merletto, materiale tipico - e spesso molto kitsch - della sua madrepatria. Che qui però assume una diversa valenza. "Uso il merletto - ci ha spiegato - come un abito funerario, perché nei miei lavori cerco di seppellire storie ed emozioni, e questo è l'atto finale".

Un atto che arriva al culmine di un percorso, ben rappresentato dalla parte più suggestiva dell'esposizione, nella quale Havadtoy presenta 14 porte, tutte con un autoritratto come pomello. "Le porte - ha aggiunto l'artista - per me rappresentano stanze o stazioni. Alcune persone si accontentano di superare solo due o tre soglie, dopodiché si fermano, altre invece continuano a muoversi e a scoprire. Io sono una persona di questo tipo e voglio continuare ad aprire le porte per vedere che cosa c'è dietro. Questo però ha un prezzo, perché poi non è possibile tornare indietro. Da qui il titolo della mostra: possiamo ricordare solo il futuro, perché il passato è andato".

Al termine del percorso attraverso questi continui confini da superare, si arriva a una scultura di Pinocchio. E può passarci per la testa l'idea che, nonostante tutta l'esperienza accumulata, si possa solo approdare a una sorta di bugia, ma in fondo Havadtoy voleva soprattutto rendere omaggio all'Italia, uno dei suoi Paesi di adozione, anche nella scelta degli artisti che ha rivisitato a colpi di colore e di merletto. "Guardo sempre agli artisti che ho amato nella mia vita - ha concluso Sam Havadtoy - e siccome questa è una mostra in Italia ho deciso di tornare ai miei amici italiani: Morandi, Modigliani e Boccioni".

Italianità che ritorna anche nella Fiat 500 con la scritta Forever Love che fa bella mostra di sé nel cortile della Fondazione Mudima, forse l'immagine più riconoscibile della mostra che resterà aperta al pubblico fino all'8 luglio.