Milano (askanews) - Declinare il contemporaneo al plurale delle diverse arti per restare fedele alla vocazione originaria di luogo dedicato alle ricerche artistiche più avanzate. Il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato si prepara alla riapertura ufficiale, in ottobre, dopo il completamento del nuovo edificio progettato da Maurice Nio e la riqualificazione della struttura già esistente.

Al Museo del Novecento di Milano è stato presentato il Pecci che verrà e tra gli ospiti la presidente della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana, Irene Sanesi. "L'arte contemporanea - ci ha detto - è la grande sfida del presente e del futuro; è strumento di innovazione, ma anche di coesione sociale e penso ai nostri territori, sempre più multietnci e multiculturali".

Il direttore del Centro Pecci, Fabio Cavallucci, ha sottolineato la decisione di prendere in considerazione tutte le forme di arte, cercando di avvicinare ancora di più il grande pubblico, senza però rinunciare alla ricerca. "Il successo di un'istituzione - ha spiegato - non si giudica soltanto con il pubblico, si giudica con la portata del ragionamento e del discorso che riesce a innescare in un ambito culturale più vasto. Sono tutti e due gli aspetti che vogliamo toccare con il Centro Pecci, però anche questo secondo è molto importante".

Un discorso che ovviamente si rivolge al territorio, offrendo uno spazio con molteplici funzioni il quale, oltre che architettonicamente, vuole lasciare anche un segno profondo nella città di Prato, rappresentata dal sindaco Matteo Biffoni. "E' l'idea - ha detto il primo cittadino - di avere un centro che racconti la contemporaneità nell'arte e contestualmente quello che gli accade intorno. Ecco, questo per noi è il Centro Pecci e per questo è fondamentale per il futuro della nostra città".

Un futuro che partirà, con la mostra che accompagna la riapertura curata dallo stesso Cavallucci, riflettendo sul tema della fine del mondo, non come monito apocalittico, ma con una prospettiva di distanza e la consapevolezza che, rispetto alle dimensioni del cosmo, le nostre vite sono minuscoli frammenti di tempo.

Ma questo è ciò di cui disponiamo e in qualche modo anche il Centro Pecci può rappresentare uno strumento per attraversare, con i giusti rischi, il nostro presente. "Sembra una grande astronave - ha concluso Irene Sanesi riferendosi ancora alla nuova architettura - quindi l'immagine della nave. E la nave è più sicura nel porto, ma non è per questo che è stata costruita".

L'appuntamento, per salpare verso le possibilità irrequiete del contemporaneo, è fissato a Prato per il prossimo 16 ottobre.