Milano (askanews) - Il mercato globale dell'arte che passa attraverso le aste segna un rallentamento nel 2015, dovuto soprattutto alla frenata della Cina. Secondo il rapporto Artprice, nello scorso anno i Paesi occidentali hanno consolidato la propria fetta di mercato, mentre a Pechino, dove da anni si registrava una crescita imponente, i numeri sono sensibilmente diminuiti. Con il risultato di un business complessivo da circa 16 miliardi di dollari, 11,2 dei quali battuti nelle aste occidentali.Come conseguenza di questa frenata, gli Stati Uniti tornano a essere, dopo cinque anni, il Paese più forte, seguiti dall'ex battistrada Cina e dalla Gran Bretagna, con Londra che cresce sempre di più tra le città con le aste più importanti, pur restando comunque all'inseguimento della capofila New York, protagonista di un nuovo boom in questo settore.Tra gli artisti al centro del mercato si registra una ulteriore virata verso i nomi più storicizzati, con un podio composto dall'immarcescibile Pablo Picasso - che nel 2015 ha visto venduti oltre 2800 suoi pezzi per un valore complessivo di 650 milioni di dollari -, da uno dei padri del contemporaneo come Andy Warhol - 1453 pezzi per 523 milioni - e da un maestro addirittura agli albori della modernità come l'impressionista Claude Monet, 36 pezzi per quasi 339 milioni di dollari. Per trovare artisti viventi occorre scendere all'11esimo posto, dove si trova l'84enne Gerhard Richter, e al 19esimo con Christopher Wool. Quasi fuori dalla top 100 uno dei mattatori del mercato tra gli anni Novanta e Duemila come Damien Hirst, relegato addirittura in 92esima posizione.Certo, il mercato non corrisponde alla valutazione culturale sul lavoro degli artisti, e in questo senso il "caso Hirst" è paradigmatico, la sensazione è però, e non si tratta di una novità ma solo di una notazione, che il contemporaneo più spinto, che determina il gusto e le tendenze del momento, resti ancora fuori da questo scenario. Come probabilmente è fisiologico che sia.