Bagdad (askanews) - Sarà anche inviso ai circoli dirigenti della Nato, ma la popolarità del presidente russo Vladimir Putin è esplosa in tutto l'Iraq come un fuoco d'artificio nella notte. È la campagna di decisi e ben aggiustati raid di bombardamento condotti in Siria nei confronti delle milizie dell'Isis e dei gruppi islamisti collegati che ha infuso straordinario vigore alla figura del leader del Cremlino."Non vedevo l'ora che la Russia s'impegnasse in prima persona nella lotta contro lo Stato islamico, dichiara un pittore di Bagdad. Perché? I russi ottengono sempre dei risultati. Gli Stati Uniti e i loro alleati stanno compiendo dei bombardamenti da un anno, senza alcun effetto".L'efficacia puntuale e letale dei raid dell'aviazione militare russa ha radicalmente cambiato i rapporti di forza. Almeno così ritengono gli sciiti iracheni, i primi a essere colpiti dall'offensiva dell'Isis. Che sperano che il raggio dell'azione russa possa presto allargarsi anche al territorio iracheno.Con l'obbiettivo di distruggere il cosiddetto califfato proclamato a cavallo tra Siria e Iraq dai miliziani di al Baghadi. La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha permesso alle forze governative irachene di riconquistare parte del territorio perduto, ma l'offensiva segna il passo su molti fronti.Per la maggioranza sciita, a questo punto, non esistono alternative. Solo la Russia può ribaltare la situazione e poco importa, come sostengono le potenze occidentali, che in Siria l'aviazione russa non abbia colpito solo le postazioni dell'Isis. Il ragionamento in filigrana è evidente. Solo Mosca, da anni alleato fedele e solidissimo di Damasco e Teheran, rappresenta un alleato naturale. Soprattutto se paragonato agli Stati Uniti che occupano il paese, in un modo o nell'altro, da otto anni.(Immagini Afp)