Roma (askanews) - "Quo vado?" è il maggior incasso della stagione. Il film di Checco Zalone diretto da Gennaro Nunziante non solo fa boom al botteghino ma diventa un caso politico e sindacale. La storia dell'impiegato Checco, felice e senza pensieri, con il mito del posto fisso, tipico della mentalità italiana, piace al pubblico ma divide la politica, tra chi ne magnifica i successi e chi parla di trionfo del qualunquismo.Anche il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, ha commentato la rappresentazione dei dipendenti pubblici fatta da Checco Zalone nel suo ultimo film "Quo vado"."C'è una distorsione attuata dalla politica che ha usato il bacino elettorale dei dipendenti pubblici per fare i suoi interessi e scaricata sul sindacato. Siamo un sindacato moderno e riformista, se c'è un dipendente pubblico che non lavora deve essere licenziato così come accade nel privato. Fare la satira su questi atteggiamenti funziona perché è come la satira sui politici che fanno finta di fare politica".Il film ironizza su quel senso rasserenante, impiegatizio e democristiano della prima repubblica e sulla mentalità assistenzialista come ha spiegato il regista."Abbiamo pensato all'impiegato come un patriota e non come un parassita".Che piaccia o meno, il film ha toccato nel segno mettendo a nudo le paure e i sogni di un ceto medio sempre più impoverito e disorientato.