Pechino (askanews) - Le ricadute sembrano essere ambivalenti. Il premio Nobel per la medicina che sarà consegnato la prossima settimana a Stoccolma alla farmacologa cinese Tu Youyou per le sue ricerche sulla malaria ha puntato i riflettori sulla medicina tradizionale cinese, ai cui metodi millenari la ricercatrice si è ispirataTu ha lavorato su un'erba medicinale utilizzata nella farmacopea tradizionale per curare la malaria e ha isolato dall'artemisia annuale un principio attivo, chiamato in Occidente artemisinina, una molecola oggi alla base di numerosi farmaci antimalarici. Il principio che le è valso il Nobel era citato in un documento del IV secolo come cura per la febbre quartana."Non si tratta di un erba soltanto", sottolinea Lan Jirui, dottore in medicina tradizionale cinese a proposito del processo di estrazione premiato con il Nobel. "Servono quattro estratti di erbe, questa è la norma. E non bisogna mai dimenticarlo. In gioco è l'origine stessa della medicina cinese, della sua filosofia di base, nel senso che bisogna preservarne le caratteristiche. È molto importante".Oggi in Cina sono molti a temere che i successi delle tecniche moderne possano mettere la sordina alle antiche pratiche mediche, che oggi spopolano in Occidente ma che paradossalmente trovano meno seguaci proprio nei territori che ne videro lo sviluppo e la conferma della validità. La medicina tradizionale, tornata in auge in Cina dai tempi della dittatura maoista dopo una breve parentesi di oscuramento modernista, è fonte di grande orgoglio culturale nazionale. Non a caso anche il premier cinese Li Keqiang ha salutato il Nobel conferito alla dottoressa Tu sottolineando il grande contributo della medicina tradizionale cinese alla salute dell'uomo.(Immagini Afp)