Milano (TMNews) - "Non c'è nulla da dire: c'è solo da essere, c'è solo da vivere". Parlava così Piero Manzoni, uno dei più importanti artisti del Dopoguerra, portatore di una visione dell'arte totale e totalizzante. A mezzo secolo dalla morte decisamente prematura, a soli 29 anni nel 1963, la sua Milano torna a celebrarlo con una grande mostra a Palazzo Reale, curata da Rosalia Pasqualino di Marineo e Flaminio Gualdoni."Io credo - ci ha detto il professore - che uno dei passaggi cruciali dell'esperienza di Manzoni, sicuramente la sua eredità maggiore, sia l'idea che l'arte è una esperienza totale, che coinvolge non solo tutti i pensieri dell'artista, ma anche tutta la sua vita, il suo essere corpo e il suo vivere giorno dopo giorno".La mostra presenta oltre 130 opere che testimoniano l'inesausta mobilità intellettuale e realizzativa di Manzoni: dai bianchi e plastici Achrome, prove grinzose di definizione di una superficie assoluta, alle celebri varianti della Linea; dai palloncini del Corpo d'aria, alle Uovo sculture con impronte digitali. Fino ad arrivare alla celeberrima Merda d'artista, oggi una vera e propria icona pop che però, con il suo essere messa in vendita a un prezzo equivalente al proprio peso in oro, già nascondeva molto più che una semplice provocazione."Il massimo del valore, cioè l'oro - ci ha spiegato Gualdoni - reso equivalente al massimo del disvalore, i nostri escrementi, che sono la parte sicuramente meno nobile di noi stessi, ma che in fondo possono essere la stessa cosa. Intorno a quello, lui in fondo ci chiedeva di pensarci bene".Intorno a Piero Manzoni, e alla sua pratica artistica quasi assoluta, c'era poi una Milano che, tra gli anni '50 e '60 era un vero punto di riferimento internazionale per il mondo della cultura. "Quella è stata una Milano alla quale tutti guardavano come punto di riferimento, soprattutto culturale. È una buona occasione per rifletterci in vista dell'Expo questa".Nell'attesa che questi fasti rinverdiscano, fino al 2 giugno si potrà avvicinarsi all'universo, complesso e affascinante di Manzoni, come cantano i Baustelle, "quello vero, Piero".