Milano (askanews) - Il mondo della performance e della danza contemporanea a cavallo tra gli Anni Settanta e Ottanta raccontato attraverso fotografie che, grazie all'inserimento di luci al neon, diventano oggetti narrativi più complessi. La mostra "Neon collection / Neon installation" della fotografa Silvia Lelli allestita nella galleria milanese 29 Arts in Progess è al tempo stesso un modo per rivivere una stagione in cui l'arte contemporanea ha cominciato a cambiare radicalmente anche sulla scena italiana e una possibilità di indagare le corrispondenze che la fotografia può potentemente evocare. A partire naturalmente dall'inserimento di un elemento esterno - il neon - nel punto e nella misura esatta in cui questo compariva nell'immagine originale.

"Mi accorsi - ha spiegato Silvia Lelli ad askanews - che l'elemento neon era molto presente e i ballerini di una compagnia, quella di Krisztina de Chatel, una compagnia belga che poi è diventata molto famosa, danzavano proprio con dei neon sulle spalle. Presa dalla curiosità fotografai molti di questi gruppi, poi selezionai alcune immagini ed ebbi il desiderio di trasformare queste fotografie in qualcosa che andasse oltre, qualcosa che superasse la bidimensionalità della fotografia e diventasse un intervento mio".

Il fascino del lavoro, oltre che dalle combinazioni di luce, nasce naturalmente dalla ricorsività narrativa che la riproposizione dei neon suscita, aprendo spazi di riflessione sull'idea stessa di racconto realista che, ormai sempre più immotivatamente, tendiamo ad associare allo strumento fotografico. Quando in realtà siamo di fronte a una nuova, e sempre diversa possibilità di rappresentazione.

"Mi è piaciuto ritrovare questo lavoro - ha concluso l'artista - e mi è piaciuto che sia stato scelto dalla galleria 29 Arts in Progress proprio perché è un lavoro Anni Ottanta in fondo e mi sono accorta di come susciti adesso interesse".

La mostra nella galleria di via San Vittore è curata da Giovanni Peloso e resta aperta al pubblico fino all'11 novembre.