Milano (askanews) - "Mi piacerebbe che la gente pensasse che dietro Paul Newman ci sono uno spirito, un cuore e un talento che non derivano dai miei occhi blu". L'attore più affascinante di Hollywood rivendicava così il rispetto per le sue capacità espressive che hanno regalato al cinema capolavori rimasti nella storia, e non certo solo per i suoi occhi blu.D'altronde a parlare per lui, che il 26 gennaio del 2015 avrebbe compiuto 90 anni se un tumore non l'avesse portato via nel settembre del 2008, c'è la lunga e intensa carriera, con oltre 60 film, da attore e regista, e due Oscar vinti, uno alla carriera e uno come miglior attore protagonista per "Il colore dei soldi".Così come lunga e intensa è stata la sua vita, due matrimoni e sei figli. Con la seconda moglie, l'attrice Joanne Woodward, rimase sposato dal 1958 fino alla sua morte, 50 anni di un sodalizio diventato un'icona nella Hollywood dei divi dal divorzio facile. E poi la passione per le corse automobilistiche, per la politica e il grande impegno civile, la beneficenza, le battaglie per i diritti umani.Eppure la sua carriera cominciò con un insuccesso. "Il calice d'argento", un film in costume di cui si pentì per il resto della vita. A breve seguì il primo grande successo "Lassù qualcuno mi ama", e poi la vera e propria consacrazione con "La gatta sul tetto che scotta" e "Lo spaccone". Sulla pellicola è stato pugile, truffatore in "La stangata", detenuto in "Nick mano fredda, fuorilegge "Butch Cassidy", sempre con la stessa intensità, fino all'ultima interpretazione in "Era mio padre" con Tom Hanks, noir lirico e nostalgico. Una chiosa perfetta.