Milano (askanews) - Due degli artisti più importanti di oggi, due pratiche affini, due mostre che hanno lasciato il segno. Carsten Holler e Philippe Parreno, in Pirelli HangarBicocca a Milano, sono saliti sul palco insieme al curatore Andrea Lissoni per continuare, in pubblico, quella conversazione che, in più di un senso, è anche la cifra profonda del loro lavoro. Dopo "Hypothesis" di Parreno, nello spazio milanese è aperta al pubblico "Doubt" di Holler, che ha mantenuto esposta una delle Marquee del collega francese. E Parreno, fresco di prima visita alla mostra, ha raccontato così le proprie emozioni.

"La prima cosa che mi ha colpito, in modo tangibile - ha detto - è stata quella sensazione fatta di un mix di gioia, divertimento, ma anche del senso della perdita di qualcosa".

Parreno ha citato anche una precedente mostra di Holler "Soma", allestita presso la Hamburger Banhof di Berlino.

"C'era una sorta di struttura, che era in azione - ha ricordato Parreno - e questa struttura era travolgente, era così presente che gli oggetti o gli eventi che essa conteneva, qualunque fossero, erano schiacciati dalla struttura, che in un certo senso era delirante e paranoica. Allo stesso modo anche qui percepisco qualcosa che è in azione".

Dal canto suo Carsten Holler ha parlato della propria formazione scientifica e, in particolare, l'importanza del metodo sperimentale, applicato alle sue mostre, tanto a "Soma" quanto a "Doubt".

"Tu osservi - ha detto Holler - per capire se è possibile accertare l'influenza di un singolo fattore specifico, creando una situazione doppia che è uguale in tutto e per tutto tranne che per quel fattore. Lo trovo anche dal punto di vista artistico un concetto molto interessante, perché devi cercare di eliminare l'impatto di un elemento dal resto del mondo e poi osservare come si comporta per arrivare a un risultato. Ma qui il fattore siete voi, perché voi prendete le decisioni e diventate quell'elemento decisivo".

Il pubblico, appunto, cruciale sia nei lavori di Parreno sia in quelli di Holler, e anche in quell'ottica di percorso attraverso le mostre che Pirelli HangarBicocca ha portato avanti negli ultimi anni.

"È importante riferirsi - ha aggiunto Carsten Holler - non solo a questa mostra come a una possibile unità, per creare così una simmetria tra questa esposizione e quelle venute prima, perché cosa verrà dopo non lo so, ma ciò che è venuto prima lo conosco".

"Un dialogo - gli ha fatto ecco Parreno - è un buon dialogo quando tutto succede al momento giusto, quando le parole arrivano esattamente quando le devi sentire e io mi sento sincronizzato con Carsten. E il fatto che prima sia venuta la mia mostra e poi quella di Carsten è in un certo senso un'altra forma di sincronizzazione".

Il dialogo tra i due, a ben guardare, assomigliava molto a quei momenti fatti apposta per essere ricordati come scenari nei quali è realmente "successo qualcosa", e tanto Holler quanto Parreno hanno guardato verso il futuro dell'arte.

"Quello che trovo interessante quando faccio le mostre - ha spiegato Carsten - è la possibilità di rinunciare alla mia responsabilità artistica, sviluppando qualcosa che funziona in modo quasi automatico, una sorta di movimento logico".

"Potrebbe arrivare infine, è difficile lo so - ha replicato Philippe - un momento in cui gli oggetti incominceranno a scomparire, a sfumare lasciando solo delle tracce. Ci stiamo muovendo verso quel momento".

In conclusione entrambi gli artisti hanno ribadito la loro fiducia in quella che chiamano "unsaturated art".

"È l'idea - ha spiegato Carsten Holler - di avere un'opera d'arte che non è qualcosa che l'artista, nel suo studio, ha realizzato in modo definitivo, pronta per essere esposta al pubblico. Quest'ultimo è un atteggiamento molto pretenzioso, perché parte dall'idea che tu abbia realizzato una cosa così importante che necessariamente debba essere mostrata alle altre persone".

Detto da due dei più importanti protagonisti della scena contemporanea, suona molto interessante. E ci fa venire la voglia di dire che "quella sera che Holler e Parreno in Pirelli HangarBicocca... Noi c'eravamo".