Los Angeles (TMNews) - Sale la febbre degli Oscar. La notte delle stelle si avvicina ma la corsa nella categoria più prestigiosa, "best picture", il miglior film, sembra già decisa. Superfavorito è "Lincoln", il colossal di Steven Spielberg dedicato al presidente degli Stati Uniti nei giorni della Guerra civile americana, candidato a 12 statuette.Il film è tecnicamente impeccabile e appassionante, nello stile grafico e affabulante di Spielberg, ma secondo alcuni critici finisce per dare di Lincoln un'immagine da cliché. Si racconta la storia non del Presidente, ma del suo intervento più importante, quello che fece approvare pochi mesi prima della sua morte e della fine della guerra di secessione: l'abolizione della schiavitù. L'icona costruita da Spielberg finisce però per appiattirsi in una dimensione storica che tralascia le contraddizioni inerenti a quel conflitto, a partire dalle sue origini, in cui le tariffe doganali all'inizio giocarono un ruolo più importante dell'abolizionismo, sino alle stesse posizione ondivaghe sulla questione di Lincoln, presidente più determinato a mantenere l'Unione a qualsiasi costo che a risolvere in tempi forzati il tragico dramma della schiavitù.Un concorrente robusto ma apparentemente tagliato fuori dalla gara è "Argo", diretto e interpretato da Ben Affleck, tratto dall'omonimo libro di Tony Mendez e Matt Baglio sulle vicende innescate dopo la rivoluzione iraniana del 1979 con la conseguente crisi degli ostaggi dell'ambasciata statunitense a Teheran. Il film racconta la vera storia della "Canadian Caper", l'operazione segreta e da brividi organizzata da Mendez per esfiltrare dalla capitale iraniana un gruppo di americani sfuggiti alla cattura.Penalizzato da critiche e polemiche tartufesche è invece un altro ottimo film, "Zero Dark Thirty", diretto da Kathryn Bigelow. Zero Dark Thirty in gergo militare segna un'ora precisa "mezzanotte e mezza", l'ora in cui nel maggio 2011 scattò il raid dei Navy seals che portò alla liquidazione di Osama bin Laden, nella casa bunker di Abbottabad, in Pakistan.La Bigelow si è resa "colpevole" di avere stracciato il velo di ipocrisie che avvolge le cosiddette "enhanced interrogation techniques", l'eufemismo che si traduce con "tecniche di interrogatorio rafforzate", che stanno a indicare le torture, più o meno invasive, waterbording, tecniche di privazioui sensoriali e quant'altro, che nella lotta controterroristica servono a ottenere informazioni a ogni costo. Come spiegava già il colonnello Mathieu nella Batttaglia di Algeri di Pontecorvo, vincitore del Leone d'oro a Venezia nel 1966: "La base di questo lavoro è l'informazione. Il metodo è l'interrogatorio e l'interrogatorio diventa metodo quando condotto in modo da ottenere sempre una risposta".