Forte dei Marmi (askanews) - L'atmosfera, quando si entra nel grande studio di Oliviero Rainaldi a Forte dei Marmi, è quella di un classico Salon ottocentesco. Il pavimento, le poltrone, gli strumenti del mestiere, le grandi tele alle pareti. Ma poi, a guardare più attentamente, si percepisce che a dominare la sala è la sensazione di incertezza, bene espressa dall'assenza più che dalla presenza, dalla sottrazione più che dall'aggiunta. E proprio su questo lo scultore ha lavorato e continua a lavorare, consapevole di muoversi lungo un confine pericoloso. "Ai più di noi il vuoto fa paura - ci ha detto - ci troviamo spaesati. Noi siamo figli di Cartesio, delle dimostrazioni, siamo figli della tangibilità".

Tangibilità che, ai profani, può sembrare inevitabile per uno scultore, ma Rainaldi va un passo oltre. "Non ti devi fare fregare dai materiali - ha aggiunto - se tu usi il marmo l'ultima cosa che ti deve importare è il marmo. Questo si deve, rispettando il materiale, adattare all'idea, non il contrario: non sei tu che devi seguire il materiale, anche se essendo materiali così potenti e storicamente connotati, ci devi fare i conti, non puoi pensare di fare il padrone".

Nello studio versiliano, oltre ai modelli tridimensionali si trovano anche molti lavori pittorici di Rainaldi, che definisce se stesso un artista "arcaico", legato ai fondamentali del mestiere. "Il disegno - ha aggiunto l'artista, salito alla ribalta della cronaca in tutto il mondo per la sua statua di Papa Giovanni Paolo II installata nei pressi della stazione di Roma Termini - non è una preparazione a tutto il resto, ha un aspetto autonomo. Con il colore e la materia puoi creare una serie di cose, con il disegno hai il niente in mano: un pezzo di carbone e un pezzo di carta, è lì che se hai qualcosa da dire si vede subito, non puoi bluffare".

Il tutto, per tornare un po' al punto di partenza, con la forte consapevolezza di una incertezza che, alla fine della conversazione, ci appare chiaramente anche come una forma di arricchimento ulteriore, al di là di molti steccati mentali. "Per me - ha concluso Oliviero Rainaldi - pittore o scultore non dipende dalla tecnica, è la concezione che tu hai. Giotto non è mai stato uno scultore, ma è uno scultore nella sua mente; Mantegna e Michelangelo quando dipingono sono scultori... E' la visione mentale che hai, non è la tecnica che poi determina se sei un pittore o uno scultore".