Milano (askanews) - Da lontano, mentre si varca la soglia della galleria ProjectB in via Maroncelli a Milano, si ha la sensazione di avvicinarsi a qualcosa di già visto e in fondo un po' glamour. Ma i dipinti dell'artista tedesco Martin Eder, che raffigurano spesso giovani donne in pose classiche, avvicinandosi riservano più di una sorpresa, prima fra tutte la sensazione che si stia comunque guardando un oggetto contemporaneo, nonostante la pittura sia, come medium artistico, anagraficamente tra i più datati.

"Naturalmente - ci ha detto Eder - ci sono moltissimi dipinti noiosi e io cerco di evitare questo rischio. Il mio trucco, per così dire, è usare una tecnica e scegliere dei soggetti che sono senza tempo. I buoni dipinti hanno dentro di essi sempre una sorta di segreto, lasciano un grande punto interrogativo, che rimane senza risposta".

Questo atteggiamento del lavoro di Martin Eder corrobora la sensazione che la mostra milanese, la prima personale in Italia per il pittore berlinese e significativamente intitolata "Phenomena", abbia delle evidenti qualità narrative perché, come ha sostenuto Milan Kundera, la letteratura deve porre domande, non dare risposte. Lo stesso fanno questi strani dipinti sospesi tra antiche armature, sguardi rapiti e corpi tremendamente contemporanei.

"Guardare un quadro - ha aggiunto l'artista - è una sorta di meditazione, e anche dipingere è una sorta di meditazione perché tu dedichi del tempo a un soggetto che sembra morto, ma molto molto lentamente cresce, come una sorta di Golem, cui si vuole dare vita partendo dall'argilla. Dipingere è mettere il soffio della vita in una materia inerte".

I giovani guerrieri oppure i Memento mori di Eder possono non piacere, ma hanno senza dubbio il pregio di obbligarci a guardarli almeno due volte.

"Io - ha concluso il pittore - continuo a cercare di fare provare qualcosa alle persone, è molto difficile provare qualcosa ai nostri giorni. In Occidente la gente è come satura e io credo che la pittura possa avere un ruolo sociale, non necessariamente criticare, ma deve commentare i tempi che viviamo".

La mostra nella galleria di Emanuele Bonomi resta aperta al pubblico fino al 30 marzo.