È nelle chiese di Sant Ignazio di Loyola e del Gesù, che l ordine dei gesuiti, cui appartiene Papa Francesco, ha lasciato la più alta testimonianza del suo peso culturale e intellettuale nella Roma del Seicento. Per i gesuiti, i cui principi di base derivano dalle Costituzioni e gli Esercizi Spirituali di Sant Ignazio, le arti portano a Dio.Così la pittura, nelle mani di padre Andrea Pozzo, a Sant Ignazio si fa mezzo per esaltare la gloria del fondatore, posto al centro di un architettura illusoria, popolata da migliaia di figurine che catapultano l osservatore nell orbita dell opera d arte ma, allo stesso tempo, fanno sentire la distanza incommensurabile dal Cielo, dove Sant Ignazio, in apoteosi, entra in Paradiso.Superata la finta cupola, artificio barocco dei più noti, sull altare la tela di Sant Ignazio, che benedice Francesco Saverio prima che parta per le missioni, richiama un altro tratto identitario della Compagnia, l impegno evangelizzatore.Nella chiesa madre dell ordine, il Gesù, la Compagnia trova la sua più grande celebrazione. Tra le importanti opere d arte al suo interno, spicca il monumentale affresco del Baciccio, Il trionfo del nome di Gesù . Qui, al centro di un tumultuoso vortice di figure, che richiama Bernini e Pietro da Cortona, si stagliano nel sole il monogramma IHS di Cristo, emblema dell Ordine, e Sant Ignazio di Loyola. E in un colpo solo si coglie l essenza dell arte barocca e del sentire gesuita.