Milano (askanews) - Un colpo ben assestato allo stomaco dello spettatore, ma anche uno spaccato di grande intensità su una delle strade più importanti intraprese, partendo dalla California, dal movimento artistico contemporaneo. La mostra "Kienholz. Five Car Stud", curata da Germano Celant in Fondazione Prada a Milano, è un vero pezzo di storia che restituisce la forza visionaria di un'opera - che dà il titolo all'esposizione - concepita per la Documenta diretta, guarda caso, dal grandissimo Harald Szeemann nel 1972. Edward e Nancy Kienholz, come dice Celant, hanno saputo trovare la bellezza "nel putrido", e hanno saputo incanalare nel proprio lavoro le ferite aperte della società americana del secondo Novecento. Ma la ricerca artistica, quella vera, secondo Nancy Kienholz, nasce sempre dall'interno. "Gli artisti - ci ha detto - lavorano per loro stessi, tutto è fatto per loro stessi. Il lavoro non nasce per essere messo in qualche posto oppure per andare da qualche parte, no. E' fatto solo per noi stessi".

Ciò non toglie che i lavori esposti a Milano, per i quali si può spendere l'aggettivo "sconvolgente", assumano necessariamente una valenza "politica" all'esterno, diventando icone di un "engagement" che negli anni Sessanta era per molti una sorta di seconda pelle. Ma (per fortuna) gli artisti - anche se non manca chi paragona, per esempio, un colosso come Jeff Koons a un robot - sono in primo luogo delle persone. "Posso dire - ha aggiunto Nancy Kienholz - che se avevamo un problema o qualcosa che ci preoccupava cercavamo di venirne fuori attraverso la scultura. E magari poi qualcuno passava e guardava quel lavoro... Abbiamo bisogno di essere più simpatetici rispetto... all'umanità".

Dal lavoro dei Kienholz è partita una storia artistica che continua e la loro lezione - se mai questo sostantivo fosse corretto - resta viva. Ma nelle sale della Fondazione Prada, quando sentiamo brutalmente la violenza sulle donne o sui neri o sui bambini, è fondamentale ricordare che quella che stiamo vivendo è in primo luogo un'esperienza artistica, che possiamo decodificare poi in molti modi, che non possono però prescindere da questo dato di fatto.