Roma (TMNews) - Le antiche rovine con un treno che passa veloce, la città dei cavallari a Testaccio, i nuovi quartieri, la città sprecata quella dei relitti industriali che non hanno ritrovato un anima o i luoghi abbandonati che sono tornati in vita, le storie di chi, quegli spazi, riempie di significato. Naked city project è una mostra collettiva su Roma che raccoglie 43 progetti di 40 fotografi e che svela i tanti volti di una città che è profondamente mutata negli anni e continua a trasformarsi. Ce ne parla Stefano Simoncini, l'ideatore del progetto: "Io credo che sia il frutto di tanti anni di lavoro di tantissime persone; cioè sono dei fotografi che non osservano la città in maniera distaccata o in maniera superficiale ma diaciamo che il loro è un distillato di esperienza della città, di attraversamenti, di riflessioni, e noi con questo progetto abbiamo cercato di condensare questo distillato e di renderlo visibile". Progetti che parlano non solo di luoghi ma anche del legame che i fotografi cercano di costruire con il territorio. Come fiore nel deserto, casa di accoglienza per giovani donne; e poi i rifugiati richiedenti asilo che cercano di ricomporre la loro vita a Ponte Mammolo. E ancora i cenotafi sparsi ovunque per la città, tombe vuote dove un pensiero, una frase, un oggetto ricorda chi non c è più. Ma anche la città dei turisti che vengono da ogni parte del mondo. La bellezza dell'Eur, deserto, in estate. La mostra collettiva si è aperta il 6 giugno e prosegue fino a venerdì 14 giugno all'ex cartiera latina sull'Appia antica, a 200 mt da Porta S. Sebastiano, uno spazio che già di suo, da vecchia fabbrica a sede dell ente parco, è un esempio della città recuperata.