Roma, (askanews) - Nel centenario della Rivoluzione d'Ottobre lo storico Emilio Gentile racconta quella vicenda, che ha segnato il corso del Novecento, da una prospettiva inedita, in un volume dal titolo inequivocabile: "Mussolini contro Lenin" (Laterza). "Una prospettiva interessante - dice Gentile - perché Mussolini, durante la prima rivoluzione del 1917, quella di febbraio, si trova in ospedale (è stato ferito al fronte, per l esplosione accidentale di un mortaio), e non riesce a seguire da vicino quello che accade in Russia. Rientra poi al suo giornale, al Popolo d Italia, a Milano, proprio quando anche Lenin, nell aprile 1917, rientra a Pietrogrado, e comincia quasi immediatamente a seguire quello che sta avvenendo lì".

"Mussolini - prosegue Gentile - è soprattutto interessato a ciò che poteva essere una Russia democratica che conservava l alleanza con le potenze occidentali e continuava la guerra contro la Germania; per cui quando arriva Lenin e comincia a farsi notare come uno che chiede la pace subito, l uscita della Russia dalla guerra (e quindi anche il rischio che la Germania, senza avere più alle spalle il pericolo russo, possa scatenare la sua offensiva in occidente, e quindi rischiare di conquistare la Francia e far perdere le democrazie occidentali), per Mussolini Lenin diventa il principale nemico di questa guerra".

"E lo bersaglia costantemente, quasi ogni giorno - Mussolini e il suo giornale - dal luglio 1917 fino all ottobre 1917, e ancora di più dopo, perché vede in lui anche un uomo che sta snaturando il socialismo (Mussolini in questo periodo è ancora socialista, o si dice ancora tale), mentre Lenin con questa concezione dispotica, autoritaria, violenta e guerriera del socialismo, secondo Mussolini, ne tradisce l anima democratica".

Mussolini, conclude Gentile, rimarrà "un acerrimo nemico di Lenin, ma dalla fine del 20, dal momento in cui si convince che ciò che si sta realizzando in Russia è una sorta di comunismo capitalista, una dittatura fanatica e terroristica del Partito bolscevico capitanato da Lenin, e Lenin comincia ad essere convinto a sua volta che deve riformare il suo comunismo di guerra e aprire agli stati capitalisti, Mussolini dirà il bolscevismo è finito e quello che si sta realizzando in Russia è praticamente la costruzione di uno Stato basato sul potere tirannico di un partito che apre al capitalismo e quindi si trasformerà inevitabilmente".