Roma, (askanews) - Stefano Di Battista è uno dei più importanti jazzisti italiani. Askanews l'ha incontrato durante il Koktebel Jazz Party, in Crimea, dove ha presentato uno spettacolo dediocato al mondo delle donne.Perché i giovani dovrebbero preferire il Jazz rispetto ad altri generi musicali, come il pop? "Io ritengo che il jazz ancora mantiene una certa sincerità in sé. Per cui la musica che si ascolta e che chiamiamo jazz è una musica molto variopinta. Adesso ci sono tantissime influenze, forse troppe o troppo poche. Non lo so, non spetta a me dirlo, però certamente è una musica nella quale un individuo può trovarsi, può sentirsi in qualche modo anche più personale nel modo d'interpretare la musica che ascolta. Forse la musica pop ha meno questa qualità perché è fatta per essere consumata in una maniera più rapida". "La musica pop è un prodotto che nasce e viene molto pilotato da chi sta dietro gli artisti, nel jazz forse gli artisti stessi riescono a trovare una strada dove se la giocano, dove riescono a mettere più di se stessi". Hai una figlia, lei ascolta jazz?"Lei ascolta jazz nei momenti in cui io suono. Non è che un'ascoltatrice, poi io non lo impongo, in casa quasi mai lo ascoltiamo. Però devo dire che è molto dotata. Addirittura noi facciamo pezzi di Parker adesso. Lei ha sette anni, immagina che canta Ornithology, che è un pezzo di Charlie Parker molto divertente. Per cui fa dei piccoli scat". Si può parlare di una fioritura del jazz oggi in Italia?"Io direi di sì. Poi è un momento che c'è sempre stato, dai grandi musicisti italiani come Massimo Urbani, grandi momenti passati al Music Inn di Roma, Gianni Basso, Valdambrini, ci sono grandi musicisti che ci hanno regalato tante emozioni, alcuni ce le regalano ancora. Oggi c'è una nuova generazione, più digitalizzata, che ha delle caratteristiche anche più complete per l'età che hanno, perché a vent'anni oggi il musicista riesce a fare cose che probabilmente 40 anni fa non si riusciva a fare".