Roma, (askanews) - Russell Crowe, Jane Fonda, Octavia Spencer. Un cast di stelle e premi Oscar per il nuovo film hollywoodiano di Gabriele Muccino, dal primo ottobre nelle sale. "Padri e figlie", come dice anche il titolo, è una storia commovente sul rapporto profondo tra un padre e una figlia, ma non solo: è una storia d'amore a 360 gradi. Un dramma dei sentimenti. Come spiega lo stesso Muccino:"È una storia che parla fondamentalmente e trasversalmente d'amore, in tutte le sue sfumature e pieghe possibili".Russell Crowe è un famoso romanziere, rimasto vedovo, che deve crescere da solo la figlia Katie e combattere un serio disturbo mentale. Venticinque anni dopo, ritroviamo quella bambina come una donna, con il volto di Amanda Seyfried, una ragazza che vive a New York, impaurita, incapace di abbandonarsi all'amore per i traumi che ha vissuto da piccola. La trama salta di continuo tra passato e presente, per ricostruire il rapporto padre-figlia e mostrare Katie adulta che lotta con i demoni del passato."È la storia di un percorso determinato da amore, con moltissime altre sfumature, perché il film è anche molto stratificato, ci sono sotto-trame".Si parla anche di affidamento, di drammi infantili, della crisi artistica di uno scrittore che va incontro alla stroncatura della critica. Ma ne emerge un'analisi precisa del rapporto che un padre ha con sua figlia. Muccino stesso ha ammesso che se non fosse padre di due maschi e di una femmina, non avrebbe girato "La ricerca della felicità" e quest'ultimo film nello stesso modo. E' diverso infatti il rapporto che si crea con una figlia femmina."Per una figlia è il punto di riferimento dove trovare protezione, rifugio, e c'è un istinto femminile che si sente fin da piccoli: se il padre è vulnerabile, come Russell, la figlia sviluppa quasi un senso materno, paradossalmente"."Questa è la caratteristica che definisce di più l'attitudine delle donne verso la cura". "Il modo in cui si confrontano con l'amore".