Milano (askanews) - Il MUDEC - Museo delle Culture di Milano dedica una retrospettiva all'artista messicano Javier Marin, scultore che da anni lavora, ed espone in tutto il mondo, intorno al tema della decostruzione e ricostruzione delle forme tridimensionali. Forme che spesso assumono, nelle sue opere, anche una misura monumentale.

"Non è solo una questione di dimensioni o di misure - ha spiegato Marin ad askanews - è una questione di intenzione. E' come voler parlare a voce più alta, per farsi ascoltare di più. A me interessa molto l'idea dell'opera monumentale, collegata a quella di arte pubblica. Per stare in uno spazio pubblico, secondo me, le sculture devono avere una certa dimensione, per poter essere viste. Perché quello che mi interessa di più in questi casi è il contatto con il pubblico non specializzato".

La mostra milanese, curata da Christian Barragan, è giustamente intitolata "Corpus" e i corpi sono al centro del lavoro di Marin, che poi li declina in opere eterogenee, tanto nella composizione quanto nei materiali. "Io parto dall'idea che il materiale sia un protagonista dell'opera, non solo una soluzione tecnica - ha aggiunto l'artista -. Perché ogni materiale ha una sua storia e un suo linguaggio".

I pezzi in mostra sono in molti casi potenti, evocativi di una classicità che comunque è ripensata e che talvolta, come nel caso del pazzesco tappeto di corpi "En Blanco", prende forme visionarie e, per quanto possa sembrare paradossale, in continuo mutamento.

"Credo che la vera opera - ha concluso poi - sia il processo di realizzazione, perché un'opera non è mai finita, si aggiorna di continuo. Il processo non si ferma mai e guardando la stessa opera in diversi momenti della realizzazione ti parla di cose completamente diverse".

La mostra del MUDEC, realizzata grazie alla Fondazione Javier Marin e con la presenza dell'Ambasciata del Messico in Italia, resta aperta al pubblico fino al 9 settembre.