Roma, (askanews) - La moda africana sbarca a Milano a margine della Fashion Week. Grazie alla Ethical Fashion Initiative, di stiliste ne sono arrivate quattro, una goccia nel mare della creatività africana. Un successo che è dovuto, dicono le giovani creative, alla qualità del loro lavoro e non più al fascino dell'etnico."Siamo prima di tutto designer, poi africane" dice Sindiso Khumalo. "Io sono anche una donna e una madre. Ma la gente deve comprare le mie creazioni perché sono belle e e di buona qualità. E poi sono anche africana, certo, è fantastico".Per Simone Cipriani, il fondatore e organizzatore della Ethical Fashion Initiative, l'Africa è un vivaio di talenti, è una grande occasione, e questa presenza alla Fashion Week milanese è solo un inizio; bisogna dare molto più spazio alla creatività che viene dal grande continente.Perché come spiega, "lavoriamo per guidare i creativi africani perché domani potranno diventare quelli che danno lavoro ai piccoli produttori. Io sono italiano e non sono più giovane. Quando ero giovane l'Italia era un vivaio di creativi e artigiani, oggi è l'Africa a prendere la staffetta".Una tradizione artigianale che da noi si è in parte persa. Spiega Mimi Plange: "tutti questi ricami, queste decorazioni sono fatte a mano, è una tecnica che l'Occidente ha perso, perché oggi la gente vuole tutto subito e in fretta. Ma chi ama la sartoria e fa attenzione ai dettagli, sa quanto sia importante il lavoro artigianale negli atelier. La Ethical Fashion Initiative offre questa opportunità a gruppi di donne e di persone che lavorano in Africa e sono in grado di lavorare a quel livello. Si ottiene questo risultato magnifico solo se si lavora a mano, lentamente, con passione e pensiero".