Milano (askanews) - C'è un silenzioso senso tragico nella grande sala della Galleria Christian Stein a Milano che ospita la prima sezione della mostra dedicata a Mimmo Paladino e che prosegue poi nei grandi spazi dell'altra sede della galleria a Pero. Una percezione di caduta, suggerita ovviamente dal grande cavallo di legno dipinto che è imprescindibile punto di riferimento - anche fisico - per il visitatore, ma pure un sentimento del racconto di questa caduta, che nella scultura di Paladino appare inevitabile e intrinseca, narrato attraverso i grandi pannelli della serie delle Corali che sono il monumentale compendio al grido muto dell'animale a terra.Si tratta di dipinti del 1992, in qualche modo summe della lezione di Paladino all'interno della Transavanguardia, ma anche testimonianze dell'idea stessa di pittura, come fatto in sé, come reminiscenza della lezione di Francis Bacon, soprattutto alla luce della canonica lettura di Gilles Deleuze e della sua Logica della sensazione. I frammenti di corpi, cosi decisamente legati alla pratica artistica di Paladino, che emergono dal biancore di fondo, sembrano redistribuire il surplus del valore pittorico; lo spazio immaginario (e infinito) su cui insistono è quello stesso campo di battaglia visivo - di sensazione, appunto - sul quale possiamo immaginare che sia caduto il cavallo, senza sconfitta, solo con l'ineluttabilità del gesto artistico.La mostra, curata da Eduardo Cycelin, poi racconta in altre sei sezioni a Pero l'evoluzione di Mimmo Paladino, comprendendo anche la decisiva installazione della Biennale del 1988. Ma partire da questa sala nella galleria di Corso Monforte può essere un modo per cominciare a guardare al lavoro di un artista divenuto classico cercando, e in molti casi sentendo quasi sulla propria pelle, la dimensione concreta di quel ritorno alla pittura portato dalla Transavanguardia.