Milano (askanews) - I suoi volti scultorei sono una sorta di drammatico marchio di fabbrica, ma Adolfo Wildt è stato a lungo sconosciuto al grande pubblico, nonostante sia oggi ritenuto uno dei più importanti scultori di inizio 900, non ché maestro di Fausto Melotti e Lucio Fontana. Oggi Milano, la sua città, gli rende omaggio con una mostra alla Galleria d'arte moderna, in collaborazione coi i Musées d'Orsay e de l'Orangerie di Parigi: "Adolfo Wildt. L'ultimo simbolista". A presentare l'esposizione anche l'assessore alla Cultura del comune di Milano Filippo Del Corno. "E' una mostra di straordinaria qualità - ci ha detto - non soltanto per la quantità dei prestiti, garantiti anche da alcune collezioni private, ma per il percorso scientifico di approfondimento su una figura la cui vicenda biografica è stata profondamente intrecciata a quella della nostra città".Negli spazi della Gam si possono incontrare le diverse tipologie del lavoro di Wildt, con 50 sculture di gesso, marmo, bronzo insieme a dieci disegni originali. Inoltre di alcuni soggetti portanti della produzione dell'artista sono esposte diverse versioni in diversi materiali, dai quali Wildt cercava ossessivamente di ricavare la resa migliore. A tutto ciò poi si unisce la presenza di molte testimonianze della sua opera in città a Milano. "Oggi grazie a questa mostra - ha aggiunto Del Corno - siamo stati anche in grado di raccontare un itinerario che permetta a tutti i cittadini e a tutti i visitatori di Milano di approfondire quanto l'opera di Wildt ha saputo abitare spazi pubblici della città e vivere alcuni momenti importantissimi della sua stessa configurazione artistica".La mostra, sotto la direzione di Paola Zatti della Gam, sarà aperta al pubblico fino al 14 febbraio 2016.