Milano (askanews) - "Unità moltiplicate / e subito tra loro / divise - la città è un mito - all'infinito. Sono un coro / di strade e desideri. Di passato / e presente".I versi sono di Aldo Nove e raccontano la Milano che il fotografo Carlo Orsi ha ritratto per la seconda volta, cinquant'anni dopo il suo primo famoso libro, che era accompagnato dalle parole di un altro grande milanese, Dino Buzzati. 1965-2015, un filo rosso unisce la ricerca di Orsi, i cui ultimi lavori vengono ora esposti all'interno dell'UniCredit Pavillion di piazza Gae Aulenti, accompagnati dal volume "Milano 2015" pubblicato da Skira.Un viaggio nel presente della città meneghina che lo spazio progettato dall'architetto De Lucchi accoglie e protegge, lasciando spazio ai riflessi dei nuovi grattacieli di Porta Nuova in una grande pozzanghera, oppure raccontando i trucchi di nuovi fachiri urbani. Un pugno alzato davanti al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo e l'emozione di un ponte che ricorda suggestioni newyorkesi, fino alle geometrie divenute rapidamente consuete dei luoghi simbolo dell'Expo.Milano c'è, Milano cresce. E le fotografie di Orsi seguono questa crescita e si rivolgono agli stessi milanesi che, in un perfetto gioco di specchi, osservano in un certo modo se stessi attraverso la loro città. "Ovunque è Milano" scrive ancora Aldo Nove, e come già aveva fatto Gabriele Basilico, anche Orsi raccoglie le citazioni "delle altre città", trasportandole nel nuovo volto del capoluogo meneghino, che prevede il dito di Cattelan, ma anche i marmi del Canova, la Scala e la Pietà Rondanini di Michelangelo, anch'esse rinnovate nel contesto di un futuro che stiamo già vivendo, ma che prende senso completo solo se non si dimentica il passato di una città che, nei suoi momenti migliori, ha sempre voluto farsi avanguardia.