Roma (askanews) - Il suo ultimo film, "Il caso Spotlight", è candidato a sei Oscar, ma Michael Keaton più che alle glorie di Hollywood sembra interessato al messaggio del film, alle battaglie contro ingiustizie e abusi di potere. "Il caso Spotlight" ricostruisce l'inchiesta dei giornalisti del Boston Globe che rivelò, nel 2002, che la diocesi di Boston aveva coperto centinaia di preti pedofili. L'attore ha presentato il film di Tom McCarthy a Roma e ha spiegato:"Sono convinto che il film avrà un enorme impatto. Dopo una proiezione negli Stati Uniti un uomo mi è venuto incontro e mi ha ringraziato: non aveva mai confessato a nessuno di aver subito violenze da parte di un sacerdote. E questo era solo un caso. Ma voglio precisare che questo non è un film contro la religione, rispetto la gente che ha fede, e devo dire che sono un fan di Papa Francesco. Sta facendo un lavoro immenso: è come se spingesse un enorme masso per portarlo in cima alla collina. Spero riesca ad andare avanti".Il film è candidato a sei premi Oscar, tra cui quelli per miglior film e miglior regia. Keaton, vincitore lo scorso anno del Golden Globe come miglior attore per "Birdman", interpreta il ruolo del caporedattore del Boston Globe che guidò l'inchiesta, Walter Robinson, che lo ha accompagnato a Roma, e che per lui è un vero mito."Ci sono altri casi di gravi abusi di potere. Per esempio quello di certi operatori Onu che in alcuni Paesi africani non solo non hanno fatto nulla contro l'abuso su minori, ma sono stati accusati di questo crimine contro persone indifese. L'impatto del film va al di là del tema religioso. Però io sono solo un attore, molto fortunato perché posso interpretare un ruolo come questo, ma i veri eroi sono loro, i giornalisti d'inchiesta che portano alla luce queste storie".