Roma, (askanews) - Mat Collishaw alla Galleria Borghese non ha cercato, questa volta, il pugno nello stomaco. Niente zebra che copula con una donna (The old fashioned way,1992) nel tempio del barocco, bensì una serie di realizzazioni che, impiegando gonfi e neri vetri di Murano, specchi e tecno di proiezione, reinterpretano tre celebri dipinti del Caravaggio presenti nel museo: la Madonna dei Palafrenieri, il San Girolamo e il Davide con la testa di Golia. Il risultato non è una provocazione nel puro stile della Young British Art, forma estetica di cui Collishaw, insieme a Damien Hirst, è tra i massimi esponenti. I suoi 'Black Mirror' si inseriscono fluidi tra i marmi del Bernini e del Canova, tra le tele di Caravaggio e Raffaello. Alla fine le opere sembrano coeve."Si integrano mi sembra la sensazione giusta", ha detto Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese. "Collishaw è venuto per un anno a vedere il museo ed appropriarsi delle immagini". Del resto, ha spiegato Coliva, "Collishaw fa parte di quella che era chiamata la Young British Art, artisti che si caratterizzavano per la spregiudicata mancanza di qualunque inibizione nell'appropriarsi di immagini molto forti della realtà, da quelle sessuali e crude alla violenza pura, riproponendole senza mediazione alcuna".Ma in quest'occasione l'artista inglese non ha cercato il colpo in faccia. "La Galleria Borghese è una scatola magica dove tutte le arti sono contenute e un divoratore di immagini così forti e violente come Collishaw ha voluto confrontarsi direttamente con le opere. Ed è successa un'alchimia strana: i procedimenti che usa Collishaw agiscono sensorialmente e mettono in moto l'immaginazione esattamente com'era l'artificio visivo del barocco. Lui ha lavorato su questo. Per esempio lo Zootropio, questa macchina strarodinaria che parte e fa girare vorticosamente tutte quelle figure che sembra si muovano. Ha capito il principio basilare del barocco: mettere la scultura in movimento".Non è la prima volta che la Galleria Borghese propone ai visitatori il confronto diretto e ravvicinato tra l'arte barocca e quella contemporanea. "Noi vediamo tutto il museo come luogo straordinario che contiene opere straordinarie, e siccome nostro scopo istituzionale è studiare il luogo e la sua collezione crediamo - ha spiegato Coliva - che nulla come l'occhio dell'artista contemporaneo possa avere la lucidità e la presa per capire l'arte dei colleghi del passato. Non li mettiamo a confronto gli artisti, noi gli chiediamo di interpretare il passato. E questo lavoro ci ha fatto capire una cosa nuova della collezione. Per esempio una certa opera del Caravaggio che nessuno aveva capito e che non è nemmeno nella storiografia".