Bamako, Mali (askanews) - L'impegno del Mali e dell'Unesco per salvare gli antichissimi manoscritti di Timbuctu. Più di due anni fa, gran parte dei manoscritti della città dei 333 santi furono messi in salvo a Bamako, la capitale del Mali, quando la città era sotto l'occupazione dei miliziani islamisti del gruppo Ansar Dine, i "Difensori dell'Islam".All'inizio del 2013, poco prima della liberazione di Timbuctu da parte delle forze armate maliane appoggiate dai reparti d'élite francesi, i miliziani che occupavano la città da oltre un anno diedero alle fiamme, in un rabbioso furore iconoclasta, più di 4.200 antichi manoscritti. Danni che avrebbero potuto essere ancora più devastanti se, sei mesi prima, alcune famiglie non avessero cominciato a portare fuori dalla città, a rischio della vita, la maggior parte di quello straordinario patrimonio culturale. Che spazia dalla religione, alla giurisprudenza, passando per l'ottica e i metodi di risoluzione dei conflitti."Si tratta della testimonianza di un'università che ha raggiunto il suo apogeo nel XVI secolo, spiega Lazare Eloundou, rappresentante dell'Unesco in Mali, l'università di Sankoré, dove insegnavano sapienti che tutto il mondo veniva ad ascoltare. Questi manoscritti, per lo più scritti in arabo, sono una vera miniera di sapere intellettuale e possono insegnarci molto sulla storia dell'umanità, non solo quella del Mali o dell'Africa".Di fronte ai rischi di deterioramento rapidissimo a cui sono esposti i manoscritti serve un piano urgente di catalogazione per assicurare situazioni ottimali di conservazione. Ma le condizioni di sicurezza del paese sono tutt'altro che consolidate mentre gli scontri armati si susseguono in tutto il nord del Mali.(Immagini Afp)