Milano (askanews) - Il contemporaneo può essere anche un artista islandese, nella fattispecie il bravissimo Ragnar Kjartansson, che canta in una vasca da bagno in una mostra in HangarBicocca. Oppure il ragionamento di uno scrittore italiano di talento, Gianluigi Ricuperati, che diventa curatore di una mostra ispirata a un romanzo di fantascienza del 1950 e prova a sfondare quelle strane barriere che separano, e talvolta rischiano di atrofizzare, le varie forme della creatività."La sfida impossibile, e probabilmente non raggiunta, ma era necessario lanciare il seme - ci ha detto all'inaugurazione della mostra su Sturgeon nella Galleria Norma Mangione di Torino - era quella di mettere insieme i due modi diversi di produrre conoscenza dell'arte, specialmente contemporanea, e della letteratura. Il mondo dell'arte, più lirico, puntuale e astratto da ogni logica di cogenza narrativa; e il mondo della letteratura narrativa, che invece di questa concatenazione di eventi, intuitiva, ma anche logica insieme, fa il suo modo di esperirsi e di essere esperita".In un dialogo a distanza, che solo una lettura rigidamente determinista impone di considerare immaginario, il lavoro di Ricuperati si confronta con quello di un altro grande autore, Enrique Vila-Matas, che si è immerso nel mondo dell'arte contemporanea, nello specifico Documenta 13 a Kassel, e ne ha tratto un oggetto narrativo di incredibile forza: "Kassel non invita alla logica". Così lo scrittore di Barcellona ci ha raccontato le sensazioni sue e del suo protagonista:leo vila_matas itw2.54..."Da una parte - ci ha detto Vila-Matas - mostra grande entusiasmo per l'arte contemporanea, ma dall'altra sembra completamente confuso. E' stato un lavoro molto difficile, perché i lettori hanno sempre bisogno di essere rassicurati su quello che pensa realmente il narratore. Ma questa forma ambigua, in fondo, rispecchia il modo in cui, anche in una sola giornata, cambiamo continuamente opinioni, punti di vista... siamo molte persone diverse anche in un solo giorno".Come si legge sui muri del padiglione olandese (+++ file biennale da 1.04 +++) alla Biennale d'arte che ospita il lavoro di Herman De Vries, in fondo si è sempre in tutti i modi dell'essere. Forse anche questa è la postura che possiamo assumere di fronte al mistero persistente del contemporaneo.