Asti (askanews) - Si può essere contemporanei pure utilizzando strumenti espressivi antichi? La vita e l'opera di Alighiero Boetti, uno dei grandi del secondo Novecento italiano, fanno propendere per il sì e una ulteriore dimostrazione di tale possibilità arriva anche dalla mostra a lui dedicata a Palazzo Mazzetti ad Asti, intitolata "PERFILOEPERSEGNO" e curata da Laura Cherubini.

"La mostra - ha detto la storica dell'arte ad askanews - nasce proprio da una lettura dello spazio del palazzo, incrociata con una lettura del lavoro di Alighiero, perché questo bellissimo palazzo porta dentro di sé non solo dipinti antichi, ma anche arredi antichi, porcellane, lavori di ebanisteria, miniature... Porta dentro di sé tesori di quelle che noi chiamiamo arti minori, ma che Alighiero non ha mai considerato tali. Tanto da essere fautore di una rinascita del ricamo nell'arte contemporanea".

Partendo dalla considerazione di Boetti che il ricamo rappresenta per un afgano quello che per noi occidentali è la penna biro, la mostra unisce i lavori in tessuto dell'artista, con le sue celeberrime frasi ricamate e coloratissime, a opere a penna altrettanto interessanti e narrative, ricostruendo quella relazione tra Est e Ovest del mondo che ha caratterizzato l'intera produzione di Boetti, e che forse trova nelle mappe la sua più nota manifestazione. E ad Asti l'artista, torinese di nascita, ritrova anche una relazione con il territorio piemontese, contribuendo a rinnovare il dialogo culturale nei centri minori del panorama italiano.

"Credo che noi dovremmo sviluppare questa tradizione - ha aggiunto Laura Cherubini a proposito degli eventi in località di provincia - e naturalmente sempre individuando l'artista adatto per il luogo, la tipologia di opere, il percorso giusto, il dialogo che si può sviluppare in quel luogo".

La mostra di Palazzo Mazzetti, nata da un'idea di Maria Federica Chiola e prodotta con la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, resta aperta al pubblico fino al 15 luglio.