Milano (askanews) - Sette mostre distinte, ma unite da un flusso narrativo, per provare a sommare virtuosamente delle affermazioni parziali sull'arte italiana degli ultimi 50 anni. Ruota intorno a questa idea, appassionata e provvisoria, "Ennesima", la "mostra di sette mostre" che la Triennale di Milano presenta con la direzione artistica di Edoardo Bonaspetti e la curatela di Vincenzo de Bellis, che parte proprio da quella sorta di fertile contraddizione che è e resta alla base dell'intero progetto."Tutti - ci ha detto - dovremmo essere consapevoli del fatto che raccontare la storia dell'arte italiana con una mostra è impossibile ed è anche sbagliato. Chi pena di poterlo fare è un mitomane. Spezzettando il problema in piccoli sotto temi probabilmente si è un po' più precisi rispetto a quello che si può essere tentando di essere onnicomprensivi.In mostra, nell'intero primo piano della Triennale, 120 opere di oltre settanta artisti che si collocano tra gli anni Sessanta e oggi. Si parte dalla collettiva tematica sulla scrittura d'immagine, per poi virare sull'immagine della scrittura, con il Gruppo 70 e la poesia visiva. E qui ci si imbatte nell'opera di Giulio Paolini che ha ispirato il titolo dell'intera mostra: "Ennesima (appunti per la descrizione di sette tele datate 1973)". La sala successiva è dedicata alla personale di Alessandro Pessoli, italiano classe '63 che vive e lavora a Los Angeles. Ma a dare la svolta all'intero percorso è la meravigliosa sezione dedicata alle performance, che de Bellis ha analizzato concentrandosi sulle specificità italiane nell'approccio a questa particolare forma espressiva."Ho cercato di approfondire il tema della performance - ha aggiunto il curatore - solo su un aspetto, cioè il tableau vivant, ovvero quel tipo di performance che implica non la narrazione, ma la creazione di un'immagine, non il movimento, ma la fissità. E' la costruzione di uno spazio performativo che non è uno spazio narrativo, ma è rappresentativo. Per tanto ho cercato di rendere più italiano possibile un linguaggio che è internazionale".La quinta sala è poi dedicate al tema dell'archivio dello Spazio di via Lazzaro Palazzi, e qui ci si imbatte anche in "Avanblob", una vera e propria mostra nelle mostre cui si accede attraverso una piccola porta rossa. Nella sesta infine ci si imbatte nella "collettiva generazionale" con artisti più giovani e lavori datati 2015.Resta una settima, ovviamente ennesima mostra, quella dedicata al Site-Specific, con i "Temporali" di Alberto Garutti che fanno accendere delle luci quando cade un fulmine in Italia o con gli interventi di Massimo Bartolini che segnano i passaggi da una stanza all'altra.Alla fine del percorso si esce dalla Triennale con la sensazione di avere visto molto e di avere fatto esperienza di una possibile lettura dello scenario italiano contemporaneo. Qui, ora e altrove.