Roma (askanews) - In "Viva la libertà" Roberto Andò aveva raccontato la crisi di un uomo politico, nel nuovo film, "Le confessioni", entra nelle segrete stanze dove si svolge un G8 dei ministri dell'economia per rappresentare questo mondo in un momento di crisi e disorientamento. Il gruppo isolato e chiuso che decide i destini del mondo viene sconvolto dalla scomparsa del presidente del Fondo Monetario Internazionale. Il regista ha spiegato: "Oggi anche l'economia, che fino a qualche tempo fa aveva una incrollabile certezza sui destini del mondo si interroghi su come acciuffare il caos. Mi piaceva sorprendere questi uomini di fronte a qualche cosa che non dominano, che non controllano. Quello che in economia è chiamato il cigno nero, cioè un evento altamente improbabile in questo caso succede a loro".Il monaco interpretato da Servillo, che aveva confessato il presidente dell'F.M.I., oppone alle certezze dei potenti dell'economia il proprio silenzio e il dubbio. Li pone in fondo per la prima volta di fronte alla loro umanità. Nel film è evidente che chi decide le sorti del mondo non ha contatto con la realtà, e la politica ha perso il suo ruolo di guida o mediazione."Quello che vediamo è che tutte le cose più conflittuali di oggi avrebbero bisogno di una risposta politica, che spesso è insufficiente. E' più facile adottare delle delibere su piccole questioni e non affrontare, per esempio, che voce deve avere l'Europa, come darsi uno strumento per stare insieme"."Perché gli economisti non cercano di immaginarsi il mondo che creano e gli effetti che questo crea sulla vita e sulle speranze? Chiaramente non sono cose semplici né il film può fornire delle risposte. Si tratta di mettere insieme quelle che io chiamo tensioni e farle diventare occasioni di emozione per lo spettatore".