Milano (askanews) - Riconsiderare il lavoro di un artista che a suo modo è stato un pioniere, ma che è rimasto ai margini dei grandi movimenti. La mostra "Non ti abbandonerò mai" che il Museo del Novecento di Milano dedica a Franco Mazzucchelli e alle sue azioni di arte pubblica tra il 1964 e il 1979 si muove proprio lungo questo percorso. Iolanda Ratti è una dei due curatori dell'esposizione: "Il suo lavoro - ha detto ad askanews - sicuramente necessita di una ricontestualizzazione e di essere ricollocato all'interno di un panorama storico artistico più ampio, anche internazionale".

Un panorama che, a livello di azioni performative, comprende nomi di primo piano, come, per esempio, quelli di Dennis Oppenheim e Christo che hanno schiuso pratiche e attitudini d'azione che erano presenti anche nel lavori di Mazzucchelli. E nella Sala Archivi del museo milanese si possono rivivere quei suoi lavori attraverso la loro documentazione e la creazione di opere sulla stessa documentazione, in un gioco di significanti e significati molto intrigante. Sabino Maria Fassà, altro curatore dell'esposizione: "Sin da subito - ci ha spiegato - lui documenta le azioni e poi pian piano digerisce il proprio lavoro, perché ristudiando il proprio lavoro cerca anche di migliorarlo. Cosa vuol dire migliorare un'azione o un intervento? Per lui l'obiettivo finale era il coinvolgimento del pubblico, portare l'arte a quel pubblico non elitario che ancora non conosceva il suo lavoro".

"L'idea del Museo del Novecento - ha aggiunto Iolanda Ratti - è quella di dare un po' più respiro all'opera di Mazzucchelli, che è persona molto schiva, molto riservata, e che quindi nella sua vita ha voluto lavorare in maniera autonoma e forse un po' al di fuori dalle grandi scene".

Nel nuovo sguardo che il Museo del Novecento pone sul lavoro di Franco Mazzucchelli e sul suo ricorso gioioso ai noti "gonfiabili" c'è poi anche la possibilità di accogliere la lezione dell'artista sotto forma di una sorta di manifesto, che contiene un preciso messaggio.

"La testimonianza - ha concluso Frassà - che è possibile abbandonare un'eccessiva mercificazione dell'arte, non seguire l'arte, ma crearla per farla avvicinare alla massa ed evolvere la società. Quindi questo lavoro documentativi è in realtà molto più ampio, e l'arte di Franco Mazzucchelli è un'arte sociale che dura nel tempo".

La mostra al Museo del Novecento resta aperta al pubblico fino al 10 giugno.