Roma, (askanews) - Ha 38 anni ed è al suo debutto come regista di un lungometraggio ma è già stato scelto per concorrere alla Palma d'oro al Festival di Cannes che prenderà il via il 13 maggio. E' Laszlo Nemes, ungherese, nato a Budapest, che ha vissuto diversi anni a Parigi, e si presenta con un film che affronta la Shoah da un punto di vista diverso, "Son of Saul".Il film, spiega, racconta i due giorni di Saul, un ebreo ungherese, ad Auschwitz. Saul fa parte di un gruppo di prigionieri "speciali", i Sonderkommando, isolati dagli altri e costretti ad aiutare i tedeschi nello sterminio degli ebrei. Mentre lavora alla cremazione, Saul scopre in un forno il corpo di un ragazzo che crede essere suo figlio e farà di tutto per portarlo via e dargli degna sepoltura.Per Nemes è il primo film, ma ha già lavorato come assistente del famoso regista ungherese Bela Tarr. Di "Son of Saul" dice:"Il cinema e i film sulla Shoah parlano quasi sempre di sopravvissuti, raccontano le loro storie, dicono tante cose, io non volevo dare troppi messaggi, ma focalizzarmi su un qualcosa di molto particolare"."500mila ungheresi sono stati uccisi in poche settimane nel '44". "Io credo che quello che è accaduto non si possa dimenticare. Il passato è ancora vivo, gli ungheresi vivono ancora questo trauma".