Milano (TMNews) - "Quarantanni d'artecontemporanea" tutti d'un fiato per ripercorrere la carriera del gallerista d'arte bresciano Massimo Minini, figura di primo piano del panorama italiano e internazionale. Si parte dal titolo di un'opera, "Fantasticare" di Giuseppe Chiari che rappresenta, nelle parole di Minini, la postura di fondo della mostra. Dalla quale, tra installazioni policrome di Alberto Garutti, opere psichedeliche e abbacinanti di Peter Halley e sculture, questa volta in nero, del grande Sol LeWitt, emerge probabilmente, in ultima analisi, la personalità e la storia del gallerista."E' la solita storia di Borges - ci ha detto Massimo Minini - che dice che alla fine tutte le opere creano il ritratto dell'autore. Se l'autore è abbastanza forte da saperle dominare, saperle scegliere, discutere e digerire, una volta digerite fanno parte del suo organismo".Una sezione importante della mostra in Triennale è dedicata alla fotografia, e tra gli artisti di Minini ecco Francesca Woodman accanto a Ettore Sotsass, l'uomo vitruviano secondo Nino Migliori e un Luigi Ghirri che rilegge Giorgio Morandi. Per arrivare poi ai lavori urbani di Gabriele Basilico, cui la mostra è dedicata. Particolarmente interessante poi la relazione tra una galleria privata e un'istituzione come la Triennale."E' una mostra che indica un metodo - ha concluso Minini - la collaborazione tra pubblico e privato. Se ci pensiamo bene la nascita e la formazione dei musei italiani e di tutto il mondo deriva da questa fusione".L'esposizione milanese resterà aperta al pubblico fino al 2 febbraio 2014.