Milano (askanews) - L'Italia e la cultura, un rapporto virtuoso millenario, che però oggi ancora fatica a tradursi in valore reale, spesso frenato dalla burocrazia piuttosto che da una mancanza di visione imprenditoriale. Eppure, come ha dimostrato il rapporto Italia creativa, il settore culturale nel Belpaese già vale 47 miliardi di euro, di cui oltre 40 miliardi diretti, e dà lavoro a quasi un milione di persone. Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, sta accelerando decisamente sulla via del rinnovamento dell'intero settore culturale italiano, convinto che ci si trovi ora in un momento storico cruciale. "Non ci capiterà più una finestra come questa nella storia dell'umanità - ha detto Franceschini a Milano - cioè una finestra in cui la Rete e la globalizzazione offrono alla creatività dei mercati immensi. Prima se producevi un buon prodotto o avevi una buona idea non sapevi dove andare a venderlo o lo vendevi a quelli che contattavi direttamente. Oggi se hai un'idea buona o crei un prodotto buono hai il mondo davanti, quindi coniugare l'era digitale con la creatività italiana è veramente un'opportunità straordinaria".Un'opportunità che negli ultimi mesi ha preso la forma delle nuove nomine, immediatamente contestate, dei direttori dei grandi musei, ma anche della consapevolezza critica verso un atteggiamento mentale nei confronti della cultura che non appare più sostenibile, pena lo spreco delle immense potenzialità dell'Italia. "Siamo il Paese - ha aggiunto il ministro - che ha il più vasto patrimonio di beni culturali del mondo, e contemporaneamente un Paese in cui si legge meno che in altri paesi, si va al cinema meno che in altri Paesi, si va al museo meno che in altri Paesi, si ascolta musica meno che in altri Paesi... Quindi questo è il vero lavoro che dobbiamo fare tutti insieme, lavorando in tutti i settori. Perché una persona che va di più al museo è anche uno che si avvicinerà ad altri consumi culturali".Le imprese del settore, i cui rappresentanti hanno affollato il Salone d'onore della Triennale pochi giorni fa, sembrano desiderose di prendere parte a questa sfida, ma anche qui non mancano le frizioni. Tanto che il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha auspicato come suo successore "un vero imprenditore, un manifatturiero". E a breve è arrivata la replica di Federico Motta, presidente dell'Associazione italiana degli editori, che ha invece ricordato l'opportunità di puntare sull'innovazione e sulla ricchezza che la cultura apporta anche alla manifattura.La celebre battuta dell'ex ministro Tremonti - "con la cultura non si mangia" - viene smentita ogni giorno da più parti. Ma quale sia la formula veramente vincente per mangiare tutti forse ancora non si sa. Ed è qui - oltre che nel ricordare, come ha fatto il neo direttore della Pinacoteca di Brera James Bradburne, che la missione del museo deve essere quella di mostrare la contemporaneità di Mantegna o Raffaello - che si gioca la vera partita sul tavolo. Perché quella che stiamo vedendo non diventi l'ennesima rivoluzione mancata.