Roma, (TMNews) - Un monumento unico al mondo, un restauro complicato e costoso ma di straordinaria bellezza: è la Domus Aurea, la villa che Nerone ricostruì per il suo diletto dopo l'incendio di Roma del 64 dopo Cristo, grande come tre campi da calcio. Ce lo racconta Ida Sciortino, funzionaria archeologa della Soprintendenza che alla Domus Aurea lavora dal 1993."La Domus Aurea prende l'avvio dopo l'incendio del 64 dopo Cristo perché in realtà Nerone aveva pensato già da prima dell'incendio di costruirsi una bella reggia, che però aveva chiamato Domus Transitoria. All'indomani dell'incendio invece, quando tantissima parte del centro di Roma di allora era andato letteralmente in fiamme, lui ripensò al progetto della reggia volendo farne una cosa ancora più grande e vasta e affidò sia il progetto che la fase esecutiva a due architetti i cui nomi ci sono stati tramandati dalle fonti, Severo e Celero.Il padiglione sull'Oppio è una zona della reggia dedicata all'otium dell'imperatore; quasi sicuramente le sue stanze non sono mai state adibite ad abitazione ma ospitavano tutte le opere d'arte che Nerone aveva preso dalle grandi città del Mediterraneo, e portate quiIl padiglione sull'Oppio è solo una piccola di questa immensa reggia, che in realtà prendeva Palatino, Foro Romano, Celio ed Esquilino e quindi aveva preso di fatto quasi l'intera Roma di allora".