Roma (askanews) - Si chiama Tihana Lazovic, è croata, ha 25 anni ed è uno dei volti emergenti del cinema europeo, shooting star all'ultimo festival di Berlino, arriva sugli schermi italiani il 28 aprile con "Sole alto", di Dalibor Matani. Il film, che nel 2015 ha vinto il premio della giuria al festival di Cannes nella sezione "Un certain regard", racconta tre storie d'amore fra un ragazzo croato (interpretato da Goran Markovic) e una ragazza serba. Le tre storie, interpretate sempre dagli stessi attori, sono ambientate in tre momenti diversi: nel 1991, all'inizio del conflitto nella ex Jugoslavia, nel 2001 e nel 2011, ma mostrano come l'odio interetnico sia rimasto inalterato.Lazovic ha spiegato: "Molti ragazzi della mia generazione sono pieni di odio, anche se noi eravamo praticamente bambini quando è scoppiata la guerra: molto deriva dalla famiglia, dalla scuola, dal contesto generale della Croazia. Per fortuna io sono cresciuta in un altro contesto familiare e non nutro nessun odio".Il film nasce da una coproduzione tra Croazia, Slovenia e Serbia. A Cannes ha convinto i giurati per l'attualità del messaggio: al di là del conflitto balcanico mostra la diffidenza e l'ostilità verso l'altro."Viviamo in un'epoca di odio tra neri e bianchi, verdi e rossi, non mi è chiaro da dove arrivi tutto questo odio e il messaggio del film è proprio questo: non importa da dove vieni, di che nazione sei, ma se riesci ad amare. A noi artisti una storia così serve anche per purificarci, in qualche modo: è una sorta di terapia che utilizziamo".Lazovic, cantante oltre che attrice, che sogna una carriera internazionale, ora è al lavoro sempre con Matani in teatro e sta preparando con lui una serie tv. Per lei il film che l'ha lanciata, comunque, lascia una porta aperta alla speranza."Per me il film è una versione balcanica di Romeo e Giulietta, ma c'è questa porta aperta alla fine del film: non sappiamo poi cosa succederà, non lo sapremo mai, ma io voglio sperare che la fine sia lieta e positiva".