Roma (TMNews) - E' una Roma volgare, annoiata, superficiale e indolente quella che il regista Paolo Sorrentino ha portato in concorso al festival di Cannes con "La grande bellezza". La pellicola è stata applaudita dalla critica internazionale e ora è arrivata anche nelle sale italiane. Il protagonista è uno scrittore e giornalista napoletano interpretato da Toni Servillo, arrivato da giovane nella capitale in cerca di ispirazione, che però è finito per perdersi in un vortice di mondanità, feste rumorose e chiacchiere autoreferenziali sulle più belle terrazze della città. Ormai 65enne si muove, stanco, tra registi falliti, aspiranti attori, nobili decaduti, ricchi perditempo, intellettuali svenduti, spogliarelliste e anziane ossessionate dal botox.Nel film di Sorrentino in mezzo a tanto degrado morale si salvano solo due personaggi, Romano e Romana, interpretati da Carlo Verdone e Sabrina Ferilli: lui è un autore teatrale che torna in provincia dopo che Roma l'ha emarginato e deluso, lei è una spogliarellista stanca, ma ancora ricca di quell umanità che contraddistingueva i vecchi romani.La visionarietà di Sorrentino a volte ricorda quella di Federico Fellini, ma più che a "La dolce vita", "La grande bellezza" somiglia al film "Roma", presentato 40 anni fa proprio a Cannes, in cui Fellini faceva un ritratto surreale ma impietoso di alcuni suoi abitanti, degli ambienti legati al Vaticano, del caos diffuso. Chissà se il Presidente della giuria di Cannes Steven Spielberg apprezzerà questa visione di Roma così poco edulcorata, con una bellezza immobile e quasi fredda, così distante dall'immagine da cartolina che piace tanto a Hollywood.