Roma, (askanews) - E' il ritratto di una Napoli insolita e sorprendente "Napolislam", il film-documentario che mostra una città che sembra mediorientale, nei cui vicoli girano uomini con accento napoletano che mangiano zeppole halal e portano lunghe barbe, giovani rapper partenopei che cantano guidati da Hallah e ragazze convertite, velate, in conflitto con la famiglia. Persone i cui nomi sono mutati, da Francesco a Muahammad, da Claudia a Zeynab.Il film, che esce a Napoli dal 25 giugno e dal 2 luglio nelle altre città, è diretto dal giornalista Ernesto Pagano, che con la sua telecamera è entrato nella vita di dieci convertiti all'Islam, un disoccupato, una ragazza innamorata, un padre di famiglia, che hanno trovato nel Corano una risposta all'ingiustizia sociale, al consumismo, alla crisi morale che vedono intorno a loro. Lontani da estremismi difendono la loro fede di fronte a familiari scettici o critici, e cercano di mediare tra la loro quotidianità e un sistema di regole che viene da una cultura lontana.Tra ironia e amarezza, si mostra una nuova realtà che non è solo napoletana, fatta di persone che cercano di reagire alla crisi spirituale e sociale che ha investito l'Occidente abbracciando una fede lontana. E, come ha affermato il regista, Napolislam, città aperta al mare, rappresenta "l'avanguardia ipotetica di un'Europa che si sta lentamente islamizzando".