Roma (askanews) - Dopo il grande successo del suo secondo film da regista, "Assolo", Laura Morante torna al cinema con "L'età d'oro" nel ruolo di una pasionaria del cinema ispirata alla figura di Annabella Miscuglio, documentarista, regista di film sperimentali, femminista, cofondatrice di uno dei più celebri cineclub italiani, il Filmstudio. La regista Emanuela Piovano prende spunto dalla sua storia per raccontare il mondo che gira intorno alla sua Arabella, che ha il volto e il fascino della Morante: una donna fantasiosa, seducente, brillante, piena di sfumature, fondatrice di un'arena cinematografica in un paesino del sud. I rapporti di questa donna complessa e mai banale si ricostruiscono attorno a quel cinema dove è passata la storia di una generazione, contrassegnata da sogni e disincanto, e soprattutto da una grande passione per il cinema, che forse oggi non esiste più."A me è capitato di parlare recentemente nei licei, c'erano ragazzi giovani che non sapevano chi fosse Bunuel, ma a stento Fellini, non avevano mai visto i grandi film. E questo ti fa pensare". Io tante volte mi sono chiesta: ma con tutte queste sale che chiudono perché il ministero della cultura non fa un accordo con i gestori delle sale in modo che programmino i film del grande cinema di tutte le epoche, di tutti i tempi e le scuole li vadano sistematicamente a vedere?".Nelle grandi città italiane oggi le piccole sale spariscono, ormai il grande pubblico sceglie gli schermi dei multiplex, ma per Morante il pubblico per un cinema diverso c'è, ed è necessario trovare la strada per coinvolgerlo."Andando in giro con il mio film mi sono meravigliata di quanti cineclub e sale d'essai ci siano in provincia, o anche in città come Torino per esempio, dove c'è un pubblico di affezionati, molto molto assetato di buon cinema"."Credo che sia molto importante che un cinema abbia una sua fisionomia: prendiamo per esempio un cinema, che non è un cineclub, che è quello di Moretti, a Roma: è un cinema dove la gente va perché la programmazione è fatta da Moretti, perché si fidano del suo gusto e seguono quel tipo di programmazione. E' una specie di ibrido tra quello che era il cineclub di una volta che forse era un po' manicheo nella sua impostazione e quello che è il cinema commerciale. Cioè io credo che la fisionomia sia molto importante".