Milano (askanews) - Un realismo nuovo, al di fuori delle scuole, capace di dare forma a un'idea intensa del suo tempo. Henry de Toulouse-Lautrec è stato, a fine Ottocento, un artista singolare, capace di unire mondi diversi e di dare alla pittura, ma anche alla cartellonistica e perfino alla fotografia una propria dimensione, fino a quel momento inedita. A Palazzo Reale a Milano sono esposte ora più di 200 sue opere, che vanno a comporre la mostra "Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec", curata dalla direttrice del museo Lautrec di Albi Danièle Devynck e per la parte italiana da Claudia Beltramo Ceppi Zevi. "Il tentativo - ha spiegato Zevi ad askanews - è stato proprio quello di far vedere completamente Toulouse-Lautrec, come era lui, dalle origini in una famiglia altamente aristocratica alla sua vicenda di bambino che rimane infelice e che quindi applica la sua capacità al dipingere, fino alla sua evoluzione che lo fa diventare uno dei pittori più importanti. Talmente interessante che Picasso, Warhol, lo stesso Fellini si ispirarono a lui".

Quello che si percepisce nella mostra milanese, prodotta dal Comune, da Palazzo Reale insieme a Giunti ed Electa è il senso di scoperta che sembra animare ogni opera, una vocazione vitalistica che Lautrec persegue con convinzione e, anche, una certa tenerezza. "Il risultato di questa mostra - ha aggiunto Claudia Zevi - è come questo susseguirsi di ritratti molto spesso femminili , molto spesso di ragazze delle case chiuse che però vengono viste totalmente nella loro umanità, mentre si lavano, mentre si vestono, non mentre fanno il loro mestiere, il risultato di tutto questo è dare un'immagine della donna straordinariamente moderna".

Accanto a pezzi molto celebri, come i lavori sulle corse dei cavalli o le storie dal sottomondo dei locali notturni di Montmartre o ancora gli straordinari manifesti dedicati ad Aristide Bruant, il mondo fuggevole dell'artista si manifesta anche nelle fotografie esposte, nelle quali Toulouse-Lautrec è più che altro soggetto di rappresentazioni scelte da lui e cariche di modernità e divertimento. "Era un uomo ironico - ha concluso la curatrice - era un uomo che aveva questa capacità di vedere le cose al di là del momento singolo".

La mostra a Palazzo Reale resta aperta al pubblico fino al 18 febbraio 2018.